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SAMUEL “Il codice della bellezza tour” – Live @ I Candelai, Palermo 26-1 …

SAMUEL “Il codice della bellezza tour” – Live @ I Candelai, Palermo 26-1 …

Samuel Romano. Parlare di un concerto di lui senza fare parallelismi con la sua attività nei Subsonica, da fan, mi è impossibile. Eppure bisogna ricordare che Samuel (forse anche per avere più libertà di espressione che nella band di Capitan Casacci) ha sempre cercato nei Motel Connection un riparo confortevole nei momenti di pausa dei “sottosonici”. Per cui non mi ha per nulla stupito che si sia concesso un disco da solista e proprio non capisco certe critiche, mosse da più parti.

In particolar modo questa sera, vista la familiarità che ha con Palermo, Samuel, sembra un po’ l’amico figo di tutti e questo, in effetti, non sembra nemmeno poi tanto un concerto/evento. Sembra piuttosto di stare ad un party, dove tutti si divertono, si balla, si beve qualcosa, in più, c’è qualcuno che suona, senza pensare troppo al lunedì che incombe. Alcuni pezzi sembrano la versione Bignami di alcune recenti composizioni dei Subsonica. Certo, Ale Bavo non è Boosta. I suoi arrangiamenti sono molto più contenuti. Invece Tozzo (il batterista dei Linea 77) non è meno preciso e “groovoso” di Ninja…. Insomma, la ricetta è un po’ più light, ma non si discosta moltissimo dall’originale e siamo qui a parlare della stessa “Sacher” alla marmellata Murazzi, ben confezionata.

Si parte a bomba con Rabbia (Chissà a chi sarà dedicata veramente?!). Resta la mia canzone preferita dell’album e, come incipit, è un brano che pochi artisti della mia generazione hanno in repertorio. Di seguito Il treno e Più di tutto. Entrambi piuttosto bruttini e male arrangiati. Pezzi un po’ insignificanti, di quelli che ti chiedi perché un artista di successo ha la faccia di metterli nell’esordio da solista. La seconda è quasi in odore neomelodico e il senso di disagio avanza abbastanza deciso. Il quarto pezzo, Niente di particolare, tiene fede al titolo, ma almeno ha il pregio di ritornare nella comfort zone dell’artista e già questo basta a farmi sussurrare un sentito “grazie Signore, grazie, grazieee…”. Il bel groove di Qualcosa ci riporta definitivamente in zona “Casa Sonica” e comincia perfino a venirmi la voglia di muovermi un po’. Certo, ci fosse stata la chitarra di Casacci e il basso di Vicio, il ritornello sarebbe stato esplosivo, ma, dobbiamo sempre tenerlo presente, siamo ad un concerto di Samuel e, almeno per ora, dobbiamo farci bastare “quello che passa il convento”. Gradino dopo gradino però, il concerto sale di tono, e, nonostante qualche limite di acustica, i Candelai sono sempre un luogo caloroso e confortevole in cui suonare. Il pubblico sembra apprezzare non poco lo spettacolo. Insomma, davanti ad un bella serata, non mi pare troppo il caso di fare il guastafeste, neppure quando un nerboruto addetto alla sicurezza, viene ad affrontarmi e a gridarmi in faccia, neanche io so il perché, tranquillo come sto per i fatti miei in un angolo sperduto della sala. Ma tant’è… in Italia mettono gli animali a fare servizio d’ordine e finisce spesso col diventare un servizio “disordini”. Transeamus.

I brani vanno via come caramelle: la bella Risposta, quindi Costa Poco, Ho difeso il mio amore (cover de I Nomadi, portata come secondo brano all’ultimo Sanremo), La Luna… il concerto davvero si lascia vivere. La leggerezza dei brani, su alcuni dei quali ha collaborato Lorenzo Jovanotti, hanno peculiarità “radio friendly” incredibili e quasi minano la mia capacità di concentrazione, tanto sono eterei. Vedrai (la main track che ha presentato con Tozzo all’ultimo Sanremo), Dea, Cenerentola, La statua della mia libertà (il cui video è stato girato a pochi metri da questo locale, nel quartiere Ballarò). Il passo è sempre ben cadenzato e il beat cresce man mano che la scaletta si accorcia. E’ davvero impossibile stare seduti. Così, anche l’anziano signore che sto diventando, sente l’impellente esigenza di alzarsi il cappuccio sulla testa e muovere un po’ il sederone. Mai coinvolto veramente, mai realmente distaccato. A seguire Grande Sole (per il quale Samuel imbraccia l’Ukulele). La riconoscerei come un pezzo di Giuliano Palma (o almeno, composta per lui) anche se la cantasse Nilla Pizzi. Cadenza in levare e tastierina settata su suono caraibico. Bavo sembra divertirsi non poco. Il pezzo è infatti orecchiabile, ma senza un cocktail al cocco in mano, per altri versi è davvero poco “digeribile”!

Con Il riskio e Passaggio ad un’amica si apre un micro-ciclo quasi di autoterapia. Il quarantacinquenne torinese si abbandona ad introduzioni sincere e trasparenti (almeno così lo abbiamo percepito) in cui ci ha permesso di spiare la sua vita personale, fosse anche per pochi attimi. Rarità delle rarità (in un mondo di gente che allontana da sé le tematiche di cui tratta), Samuel ci racconta per filo e per segno la genesi e le sensazioni che ha vissuto nello scrivere alcune canzoni. Ripescando anche brani del repertorio non recente dei Subsonica, come Lasciati, eseguita voce e chitarra, Momenti di Noia e Dormi.
Con Voleva un’anima , altra song scritta con Jovanotti, e Il codice della bellezza, si arriva agli istanti conclusivi di questa serata. Domani, è vero, per qualcuno è giorno lavorativo, ma di certo un concerto di Samuel ad una cosa non è inutile: a rilassarsi e distaccarsi per un momento dalla brutalità del vivere. Come Lorenzo Cherubini, maestro sublime del “pensiero laterale”, anche Samuel, stiamo scoprendo in questi anni, ha il raro dono della leggerezza. Gli siamo grati per avercene fatto dono anche a noi umani, fatti di piombo, in questa domenica sera piovosa, ma non fredda. Di questo ringraziamo anche Ale Bavo e il buon Tozzo. Rimandando a domani una nostalgia subsonica che, ci dice il cantante, è già al lavoro per una nuova uscita. Avevé!!!

MASSIMILIANO AMOROSO
Photoset by AZZURRA DE LUCA
 
Credits: si ringrazia Puntoeacapo Concerti per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.

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