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ROCK IN IDRO 2014 – live @ Parco Nord Bologna 2-6-2014

ROCK IN IDRO 2014 – live @ Parco Nord Bologna 2-6-2014

Il nome è rimasto, Rock in Idro, ma la location non è più l’Idroscalo di Milano, ma l’Arena Joe Strummer di Bologna

Quando arriviamo sotto al palco stanno suonando i The Brian Jonestown Massacre, gruppo forse mai esploso nel mainstream, ma tutt’altro che di primo pelo. Sulla breccia dal 1995 e con all’attivo 14 album, musicisti fuoriusciti dal gruppo hanno formato negli anni band del calibro di Black Rebel Motorcycle Club e Dandy Warhols. Ottima musica psichedelica anni ’70 su coreografia stile Fab Four, toni lisergici con sonorità Grateful Dead suonati con hair-styling di beatlesiana memoria. 

Man mano che passa il tempo sale il livello della band, le già pen più quotata band dei The Fratellis, provenienti da Glasgow e autonominatisi a suo tempo la miglior band inglese, fanno scorrere i loro brani tratti dall’ultimo album. Melodie facilmente orecchiabili che fanno presa sul pubblico con estrema facilità, capelli ricci legati da una fascia sulla fronte, John Lawler (aka Jon Fratelli, chitarra e voce), fa esplodere il pubblico con i suoi più grandi successi, spudorate e frizzanti, She’s not gone yetShotgun Blues e via scorrendo brillano sotto il sole di Bologna.

Il brit-pop continua ad imperversare sul palco con l’entrato del nuovo idolo Miles Kane, vestiti allaHappy Days, questi moderni, ma scatenati nerds, fanno presagire il disastro con un paio di pezzi decisamente sottotono. Ma la colpa è di un soundcheck evidentemente imperfetto, un tuning al volo ridona smalto e metallicità al cantante, che ritrovate le amate note scatena un’energia che contrasta con la composta flemma dei compagni di line-up. Viene da Liverpool e ama gli Oasis, il che spiega abiti e hair-styling, ma le hits che spara sul pubblico, con cui gioca e gigioneggia abbondantemente, sono lampi incendiari. Taking over, Don’t forget who you are, Give up e tante altre fanno saltare e pogare i fans festanti.  

E’ la volta dei gallesi Manic Street Preachers, le loro riot songs hanno segnato un’epoca, così come sono entrati di diritto nell’enciclopedia dei misteri del rock quando, nel 1995, il chitarrista ed autoreRichey James Edwards sparì misteriosamente, di lui fu ritrovata solo l’auto sulle rive del Severn. Ma la classe cristallina di questa band ci ha regalato perle immortali, If you tolerate this, Autumnsong, Postcards from a young man, Picturesque, Tsunami, sono perle immortali di una bellezza fuori dal tempo che portano la marea montante che riempie la Joe Strummer in un mondo incantato.  
Se i gallesi hanno scaldato il cuore, gli scozzesi Biffy Clyro irrompono sul palco con la forza e la potenza di una panzer-divisionen. 

I 3 Fuckin’ Clyro come si autoproclamano sono una vera forza della natura, a petto rigorosamente nudo e tatuato, solo i sessionman aggiunti sono vestiti come dei white-collar. Ma la cascata di note e la forza che mettono sono qualcosa che potrebbe rendere gli zombi una realtà. 

Se brani come Many Of Horror e  Black Chandelier sono ballate di toccante superba bellezza, chi li ha conosciuti per questi pezzi non è minimamente preparato al ciclone hard-rock, quasi metal, che si abbatte sugli spettatori. Una colata lavica di suono apocalittico si riversa addosso facendo vibrare il terreno, il rullare delle pelli unito alle dirompenti pennate sono qualcosa che ti fanno pensare di essere nel giorno del giudizio universale. Ma il tutto è assolutamente di livello altissimo.

Gli zombi testè evocati appaiono nelle vesti dei Pixies. il gruppo di Boston si era sciolto dopo l’album del 1991, ed eccoli ancora qui dopo un ventennio. Persa Kim Deal che non ha condiviso la scelta del nuovo progetto, sostituita con Paz Lenchantin, gli appesantiti alfieri dell’alternative-rock, malgrado il nuovo album abbia avuto giudizi contrastanti, si presentano in forma smagliante. La loro musica è pari alla classe dell’esibizione, il livello è altissimo, anche se sinceramente la nuova bassista appare un poco pesce fuor d’acqua in tutti i sensi, ma nel complesso l’ora di grandissimo rock che ci regalano fa pensare che alla fine non è l’età che fa la qualità. Un’ora di musica come vorremmo sempre sentire, appassionata e sfrenata in un mix di suoni ricchi e variegati come se ne vorrebbero sentire davvero di più.

A chiusura del programma abbiamo gli head-liner della day four, i mitici, immarcescibili, Queens Of The Stone Age. I principi dello stoner-rock hanno fatto sold-out ovunque in Italia. Vero che manca Dave Grohl nel tour, impegnato con i suoi Foos, ma il sempiterno Josh Homme è geniale e superlativo come sempre,  Dean Fertita sulla line-up è superbo, il loro polveroso sound è di straripante bellezza, Schuman è nato con il basso in mano, tutta la band è esplosiva e si esprime a livelli difficili da eguagliare per chiunque. Le tracce di Like a clock work…. passano come fulmini incendiando il pubblico che, malgrado le tante ore di musica, è qui soprattutto per loro. Un’esibizione principesca, luci e suoni si fondono in un unicum che rappresenta il nadir della giornata, il pathos è al parossismo, sventagliate soliste e cavalcate a due fra la band ed i fans scatenati sono la regola.

Una giornata di grandissima musica, gruppi ben assortiti che hanno espletato il compito in maniera eccellente, un’organizzazione perfetta ed impeccabile, i cambi di strumentazione ed i soundcheck svolti in pochi minuti. Trovare punti deboli nel Rock in Idro 2014 è veramente difficile, le giornate divise per genere sono state perfette, peccato per la prima annullata causa nubifragio, ma in questo caso farne colpa a Live Nation appare oggettivamente difficile….

MAURIZIO DONINI