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PLACEBO – live Unipol Arena Bologna 23-11-2013

PLACEBO – live Unipol Arena Bologna 23-11-2013

In data astrale 23-11-2013 atterra l’astronave dei Placeboall’Unipol Arena di Bologna per l’unica data italiana in programma. Appena si accendono le luci e parte la musica entri in un universo parallelo stile Avatar, la magia che il rock può creare nelle menti umane si evince completamente dalla loro musica. 
C’è il sound, c’è la potenza, possiamo rimanere allibiti di fronte alla tecnica sopraffina di certi artisti, ma chi può regalarti emozioni intime e profonde a questo livello? Cos’è la potenza senza controllo recitava un jingle pubblicitario di tempo fa? Cos’è la musica senza le vibrazioni? 

La musica dei Placebo non solo passa attraverso quello che Keith Richards chiama i tre segni del rock, entra nella mente, si ferma nel cuore, fa muovere i fianchi. Molko e compagni aggiungono una quarta dimensione, l’anima nei suoi recessi più profondi, il bisogno più viscerale e primordiale di sentire vibrare le corde più intense e profonde del proprio io. Recessi dove riesce ad arrivare chi, come Brian, ha attraversato le porte di mille e mille inferni, uscendone finalmente quarantenne pulito, marito e padre. Che dire di fronte ad una Twenty Years di una tale splendente bellezza nella sua struggente, malinconica, irrazionale melodia, da gelare un palasport strapieno, un silenzio totale di una folla rapita dalla voce nasale di Molko, l’attesa che la canzone non finisse mai, per poi esplodere in un urlo liberatorio. 

Che dire di un impianto coreografico che accompagna l’esibizione senza mai far prevalere la teatralità sulla magia acustica (vero Jared?). La band è in forma splendida, il suono è perfetto, Forrest alla batteria è una forza della natura, le sue percussioni inondano la marea che poga come un vento che spazza tutto quello che trova sulla strada. Brian Molko canta a livelli di eccellenza assoluta, non una sbavatura, una forza ed una intensità che sconvolgono mente e cuore dei fans impazziti, vedere migliaia di persone a braccia alzate che pogano sul parterre è uno spettacolo indimenticabile. 

La line up inscindibile con Oldsdal  è un muro insondabile, il pubblico impazzisce, Meds viene interrotta prima della fine da un uragano di applausi. Il tormentone Too many friends è un missile che sfreccia verso l’infinito, le tre aggiunte di chitarra, tastiera e violino arricchiscono ed impreziosiscono il suono della band. La seconda parte del concerto spara una serie di pezzi veloci che aumentano il climax verso il parossismo, riuscire a rimanere fermi ed indifferenti è praticamente impossibile. Dopo le quattro tracks finali per il doveroso bis, il pathos tra band e fans è totale, migliaia di mani che battono e voci che urlano, Forrest che regala al pubblico tutto quello che gli passa tra le mani, non fermandosi alle solite bacchette, ma aggiungendoci le scarpe….

Il gruppo fermo per svariati minuti in line up di fronte a prendere i meritatissimi high-five è un’altra fotografia che ci accompagnerà nei mesi successivi. Per chi c’era questo è stato sicuramente uno dei concerti più belli, e soprattutto intensi, cui si è assistito. Per chi non c’era, ad maiora. ROCK IS OUR WHORE

 
1.       B3
2.       For what it’s worth
3.       Loud like love
4.       20 Years
5.       Every you every me
6.       Too many friends
7.       Scene of the crime
8.       A million little pieces
9.       Speak in tongues
10.   Rob the bank
11.   Purify
12.   Space monkey
13.   Blind
14.   Exit wounds
15.   Meds
16.   Song to say
17.   Special K
18.   Bitter end
19.   Teenage angst
20.   Running
21.   Post blue
22.   Infra red

  

MAURIZIO DONINI