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PAOLA TURCI “Il secondo cuore tour 2017” – Live @ Teatro Golden, Palermo …

PAOLA TURCI “Il secondo cuore tour 2017” – Live @ Teatro Golden, Palermo …

Sul finire degli anni 80, la brillante Beth McCarty ideò un format che ci permise di ammirare una serie di artisti con una formula inconsueta, acustica, che sottolineava pregi e difetti delle band in quel momento all’apice del loro successo: MTV Unplugged. Abbiamo tutti impresso nelle retine quello dei Nirvana, ma vi assicuro che ve ne furono di altrettanto dirompenti. Tra questi ricordo perfettamente quello del ’93 dei 10.000 maniacs, unica band (insieme ai Rem) ad esibirsi due volte in quella trasmissione. Ricordo come fosse ora quell’unplugged che mi pose davanti una Natalie Merchant in grandissimo spolvero e la sensazione che tutti quegli arrangiamenti che l’accompagnavano, fossero semplicemente superflui. Penso infatti che ci si affanni a costruire architetture iperboliche quando molto spesso, nel caso si trattino voci simili, basterebbe una chitarra a scandire una scarna base armonica e lasciare che sia il timbro e la vocalità dell’artista a fare il resto. Così continuo a pensare oggi, trovandomi dinnanzi Paola Turci. Forse una delle poche voci italiane a potersi permettere una roba del genere.
Ricordo bene di aver visto in diverse occasioni la cantante romana esibirsi accompagnata dalla sola chitarra e devo dire che il risultato è sempre stato di grandissimo impatto, proprio per l’intensità che l’artista riesce ad imprimere al brano che esegue, anche se il testo fosse composto delle sole voci dell’elenco telefonico.

Palermo, Cinema Teatro Golden. Si spengono le luci e un bel gioco di luci viola taglia a spicchi la quinta del palco. Nel teatro, un pubblico decisamente gay-oriented, frigge d’attesa. Appena dal fondo si intuisce l’esile sagoma farsi avanti, si alza un vero e proprio boato. Fisico tiratissimo, giacca da smoking ad un bottone color blue elettrico, skinny neri e tacchi a spillo. L’insieme è davvero d’impatto. Dubito che tra i presenti ci sia uno/a soltanto che stia ascoltando il nuovo singolo “Off-line”. Non perché la canzone non meriti, ma perché quel concentrato di magrezza e fasci di muscoli è davvero fatta per stare sul palco e lo dico con la sincera ammirazione di chi, sempre più raramente, assiste a concerti di artisti che sappiano stare su un palco e riempirlo. La chiamo: personalità. Quella di cui forse, sempre più spesso, abbiamo paura, temendo un confronto impietoso col vuoto che siamo diventati. Alla sua sinistra riconosco la sagoma di Pierpaolo Ranieri, uno dei più accreditati turnisti della scena romana e persona squisita. Alterna un Lakeland Sky ad un Precision Fender dal volume pazzesco. Ho l’impressione che i primi pezzi in scaletta servano un po’ per scaldare mani ed ugola. Pezzi comodi, per ambientarsi: La vita che ho deciso, La prima volta al mondo, Combinazioni.

Sul quinto brano, una cassa continua fa da preludio ad una versione rarefatta e vagamente tecno di Volo così. Il basso puntato fa da contraltare ad una melodia legata di quelle che definirei “spaccatutto”. Non c’è niente da fare, se un ritornello è ben costruito, non si può non far successo! Il testo è interpretato alla perfezione e punta la luce su un altro ingrediente che fa di Paola Turci una grandissima artista: la sua fragilità. Quella rara capacità di spiccare il volo proprio nel momento in cui le difficoltà appesantirebbero chiunque. Quella durezza su cui Paola ha sbattuto la faccia, venendone fuori con grandissima dignità. Quella stessa dignità che ha accompagnato altri artisti della scena romana colpiti dal destino. Penso a Niccolò Fabi e Giorgia. Quella dignità che tanti artisti di oggi non conoscono, offrendosi ad uno spregevole e cinico sensazionalismo d’accatto. Un rigido arpeggio di chitarra sostiene invece una melanconica Solo come me, brano presentato a Sanremo nel ’98. Il testo disincantato fa da struttura ad una cornice in cui si alternano scatti di una cinematografica (e un po’ stereotipata) vita quotidiana dopo la fine di una storia d’amore.

Anticipando il pezzo che segue, i led disegnano la parola “freedom”. Parte un bel giro slow funk. Il basso di Ranieri porta con buon groove, ma il suono di rullante è un po’ scarico. Un suono di basso così scavato sui bassi, meriterebbe un sostegno maggiore. Spero non me ne voglia il buon Fabrizio Fratepietro che siede dietro i tamburi. Buoni i tom e il timpano, buona la cassa, ma quel rullante non ha proprio corpo e il pezzo, almeno alle mie orecchie, ne risente non poco.

Un bel gioco di luci candide introduce il pezzo successivo: Al posto giusto. Le tastiere sono presenti, ma sempre discrete. Adoro i tastieristi discreti e mi colpisce la delicatezza di Roberto Procaccini, soprattutto negli arrangiamenti più elettronici dove è facile “allargarsi”. Come nella successiva Stato di calma apparente, dove l’arrangiamento tecno riporta in luce il gap avvertito in precedenza tra il basso Precision e il corpo del rullante che non ha né il volume dei veri rullanti rock, né l’attacco delle “pizzette” da funk. Parlo strettamente in termini di suono, ovviamente. Non discuto minimamente il batterista che peraltro ha un ottimo timing.

Dopo un velocissimo cambio di set, Paola incanta con una bellissima canzone dedicata alla Magnani. Usa il vernacolo romanesco, ampiamente sdoganato da band come Ardecore e Muro del Canto. Ma dimme te è una vera piccola perla. Sarà che sono un “emigrante” (seppur al contrario), ma risentire il dialetto di casa, mi emoziona. Credo che la Turci dovrebbe pensarci seriamente alla possibilità di occupare lo spazio lasciato da Gabriella Ferri e che mai nessuno ha avuto il coraggio di occupare. Nella presentazione, la Turci afferma che mai avrebbe pensato di scrivere una canzone in romano. E invece le è riuscito benissimo. Ho sempre creduto che la cantautrice romana avesse il potenziale per affermarsi come una “pasionaria” idealista, come le grandi cantanti del Sud America o come una novella Joan Baez, che chitarra e voce avesse potuto scaldare l’anima di ipotetici guerriglieri rivoluzionari. Oggi invece sono convintissimo che se dedicasse un po’ più di attenzione al dialetto della Capitale, questo potrebbe essere il momento giusto per centrare nuovi ed importanti traguardi. Comincia un’altra bella infilata di pezzi: Eclissi,  un’improvvisata Chi ti lu dissi della Balestrieri (gentile omaggio alla Sicilia), una meravigliosa versione di Attraversami il cuore, una struggente interpretazione dell’intensa Dio, come ti amo di Modugno.

Un gioco di luci eccezionale, sottolinea l’invidiata silhouette della cantante, messa in ombra rispetto alla ribalta retroilluminata su Piccola canzone d’amore. I cuori più sensibili si sciolgono e alla fine l’applauso è fragoroso. Quindi il tempo di rubare il basso e generare un discutibile medley tra Missing You di Jhon Waite e la sua versione “Mi manchi tu”, che quasi finisco col preferire. Indubbiamente il concerto prende il volo: Questione di sguardi (con sonorità sospese tra Brian Adams e REM), Mani giunte, Io sono, Bambini (bellissima e sempre emozionante)… Il concerto sarebbe finito, ma il pubblico proprio non ci sta. Paola esce per i bis di rito con un abito glitterato che Levante le potrebbe invidiare non poco. Tutti in piedi, tutti che corrono sotto il palco. Paola si tira su una bambina e l’abbraccia cantando.
Sperando di essere stato un fan obiettivo: sipario.

MASSIMILIANO AMOROSO
Photoset by AZZURRA DE LUCA
 
Credits: si ringrazia Puntoeacapo Concerti per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.
 
 
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