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ORPHANED LAND (ACOUSTIC SHOW WITH STIMMGEWALT CHOIR) – LIVE @ TRAFFIC LIVE CLUB ROMA …

ORPHANED LAND (ACOUSTIC SHOW WITH STIMMGEWALT CHOIR) – LIVE @ TRAFFIC LIVE CLUB ROMA …

Dall’album “Mabool”, che li ha proiettati ai vertici della scena death metal mondiale, all’ultimo rockeggiante “All Is One”, gli Orphaned Land hanno ammorbidito parecchio il proprio sound, ma restano pur sempre una band heavy, che non disdegna né ripudia la proprie origini estreme.
Per questo motivo, pur essendo un ascoltatore abbastanza aperto alle sperimentazioni, ammetto di aver approcciato la data romana degli Orphaned Land, ultima tappa di un tour che ha visto i nostri proporre il proprio repertorio in versione acustica, con un pizzico di scetticismo, seppur misto a una grande curiosità dettata anche dal fatto di non aver mai assistito a un’esibizione live della band.
Ebbene, non solo gli israeliani sono riusciti nell’ardua impresa di sopperire al parziale accantonamento del proprio impatto sonoro, ma hanno stupito il sottoscritto e tutti i presenti al Traffic Live Club con una prova maiuscola, non solo per la bellezza degli arrangiamenti finemente ricamati o per la loro impeccabile esecuzione, ma soprattutto per l’incredibile alchimia che si è venuta a creare tra la band e l’affezionata cerchia di fan presenti.
Ad aprire le danze ci hanno pensato Helfir, one man band del mastermind Luca Mazzotta che ha presentato alcuni brani del proprio repertorio con una chitarra acustica e qualche base preregistrata, e i Molllust, band metal operistica che, al contrario, ha riempito il palco schierando due violini, un contrabbasso, una tastiera e una chitarra acustica. Se Helfir ha introdotto la serata con garbo, all’insegna di un intimismo malinconico e decadente, i Molllust hanno alzato decisamente i giri con una prestazione ricca e brillante che ha convinto il pubblico e probabilmente ha fatto guadagnar loro qualche nuovo fan. La band vanta una presenza scenica notevole grazie anche al fatto di essere composta principalmente da avvenenti fanciulle. Unica eccezione l’imponente e tenebroso chitarrista Frank Schumacher che grazie al suo fascino spiccatamente teutonico, ma anche al suo carisma e alla sua simpatia, ha allietato anche la nutrita fetta di audience femminile presente. Regina della band e della serata è stata la dolcissima Janika, che oltre ad aggraziarsi i maschietti in sala con la sua algida bellezza, ha spadroneggiato con un canto operistico suadente, deciso e potente quanto basta. Convincenti i brani in scaletta anche se, talvolta, la performance dei nostri ha sofferto dal punto di vista della pienezza degli arrangiamenti.
Un rapido cambio di palco e in scena è la volta del coro Stimmgewalt, protagonista di un  intermezzo canoro estremamente godibile durante il quale i ragazzi hanno sfoggiato doti vocali di primissimo ordine, ma anche una contagiosa goliardia. Tra un’esecuzione a cappella e un assolo rocambolesco, battute e gag innaffiate da litri birra hanno condotto rapidamente al clou della serata.
Gli Orphaned Land, con lo Stimmgewalt al seguito, non si sono fatti attendere e hanno dato inizio alle danze (è proprio il caso di dirlo visto le spiccate influenze arabe nelle melodie della band) con una strepitosa esecuzione della trascinante “The Simple Man”, dominata certamente dal carismatico frontman Kobi Farhi in tunica bianca, ma anche dal caldo impatto del coro e dai pungenti arpeggi del Bouzouki di Idan Amsalem.
Un solo brano e ogni perplessità circa la resa in acustico del repertorio della band è stata polverizzata. Un solo brano per essere irrimediabilmente irretiti nell’intrigante tessuto sonoro ideato dalla brillante formazione israeliana, che un tassello dopo l’altro è andato a comporre un live praticamente perfetto.
Ma non è stata certo la tecnica a farla da padrona. Le emozioni hanno regnato in lungo e largo, e uno spettacolo nello spettacolo era guardarsi attorno e osservare i propri vicini ora gioiosi, poi commossi, e ancora afflitti o speranzosi nei confronti di un futuro sì buio, ma nel quale si intravede sempre una luce in fondo al tunnel. E’ la luce che gli Orphaned Land da sempre veicolano attraverso la propria musica, con i messaggi di pace e fratellanza scevri da inutile retorica e tanto più credibili poiché concepiti da una band di origine israeliana.
Lo spettacolo prosegue con il singolo “All Is One” e “Let The Truce Be Known” a dimostrazione del fatto che il nuovo corso della band ben si presta agli arrangiamenti acustici e corali prescelti per il tour, ma la scaletta non è stata privata di brani pescati dal passato con particolare predilezione per gli episodi dalle tinte maggiormente folcloristiche. Gli album “The Never Ending Way Of The Warrior” e “Mabool”, non a caso, sono stati chiamati in causa con brani quali “Olat Ha’tamid” e “A’Salk”, ma anche con la struggente “Bereft In The Abyss” e l’epica “Building The Ark”. Tra queste si è inserito magnificamente “Brother”, ultimo singolo della band, che grazie alla sua struttura semplice ma non banale e a un’interpretazione calda e intensa di Kobi sta riscuotendo anche un discreto successo commerciale. Inutile precisare come la resa del brano dal vivo sia stata a dir poco sublime. Il frontman ha toccato le corde dell’anima come pochi sanno fare, lasciando al contempo sgomenti e appagati.
Nonostante le profonde tematiche affrontate dai brani e il contesto intimo rappresentato dal set acustico suonato in una location dalle dimensioni ridotte come il Traffic di Roma, Kobi non ha lesinato divertenti scambi col pubblico: “Vi confesso un segreto… Non sono Gesù Cristo” oppure “Durante questo brano cerco sempre di improvvisare una danza del ventre, ma nonostante gli anni passino proprio non riesco a imparare, aiutatemi voi!”. Tali interazoni non sono mai risultate forzate e non hanno affatto incrinato la solennità dell’atmosfera generale del live, ma hanno rafforzato la sensazione di convivialità tra band e audience.
La parte finale del concerto è stata affidata a pezzi da novanta quali “A Never Ending Way”, “Sapari” e soprattutto “New Jerusalem”, letteralmente acclamata dal pubblico.
Immancabile il bis, che arriva come da copione con la tripletta “The Beloved’s Cry”, “Norra El Norra” e “Ornaments Of Gold”, che su invito di Kobi è stata cantata a squarcia gola dal pubblico festante.
Onore agli Orphaned Land, dunque, che hanno regalato ai purtroppo pochi presenti un’esperienza che difficilmente sarà dimenticata.

RICCARDO ARENA

Credits: si ringrazia la Rock On Agency per la gentilissima disponibilità e collaborazione.

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