Now Reading
MIKE STERN – Live @ Bravo Caffè Bologna 13-5-2014

MIKE STERN – Live @ Bravo Caffè Bologna 13-5-2014

Se quello che sta suonando fosse un ragazzo di 20 anni e fossimo sul palco di qualche fumoso pub di periferia, scriverei che oggi ho visto il futuro re delle sei corde. Ma il palco è quello della splendida cornice del Bravo Caffè di Bologna, una location che sembra fatta apposta per esaltare il suono, e quello sul palco è un uomo di 61 anni, con l’entusiasmo di un ventenne, e neanche di primo pelo.

Eletto nel 1993 miglior chitarrista del mondo da Guitar Player Magazine, Mike Stern è nel ristretto Olimpo degli dei della sei corde. Di questo Odino del manico d’acero potete trovare gli esempi e i clinic in ogni rivista di chitarre che si rispetti, laYamaha gli ha dedicato la Pacifica Signature a questo ex-allievo di Pat Metheny

Un re non è tale se non ha cavalieri alla sua altezza, il basso del talentuoso Tom Kennedy è una granitica certezza da anni, Steve Smith è uno che “fa parlare la batteria”, ascoltarlo per capire cosa può fare un percussionista di cotanto talento. Siamo abituati al batterista che conduce a suon di pelli battute la band da dietro, qui siamo di fronte ad un mazzuolatore che unisce ad una impressionante tecnica, fantasia ed estrosità.

L’inizio del concerto è lento, ma l’intensità sale man mano che le mani di Stern prendono velocità, la predilezione per i tasti bassi è netta, la sua compostezza è disarmante, la zona tra il decimo ed il corpo è il suo regno incontrastato. I continui sguardi di intesa che si scambia con il batterista danna l’idea della sintonia della band sul palco, un corpo unico dedicato a deliziare la platea. Una platea che affolla il Bravo stipato in ogni dove, si è riempito via via, ma adesso è un corpo unico di competenti e calorosi fans dediti al culto del jazz-fusion. Dopo l’apertura sontuosa di Mike, sale in primo piano Tom Kennedy, una tirata da paura che fa esplodere l’entusiasmo, poi è la volta di Steve Smith a lanciarsi in una cavalcante roboante di lucente bellezza che fa tremare i muri, una dimostrazione della differenza tra picchiare duro e fare musica. Riprendono a suonare assieme e si arriva ad un nadir di perfezione assoluta semplicemente incantevole. Un brano in slow motion suonato in maniera delicata ed intimistica dal re pervade di pathos il guscio rosso del Bravo, atmosfera calda e sinuosa che rapisce l’anima del pubblico. 

Una fusion di Sex Machine omaggia James Brown su sentieri ben diversi dall’originale, ma quanto mai intriganti, seguono continui fraseggi, anche ripetuti, ma che non per questo sono apportatori di noia. Si passa dalla fusion alla jazz-fusion, al jazz puro, ma nella versione acida stile Incognito, anche i non strettamente amanti del jazz non possono fare a meno di spalancare le orecchie di fronte a tali capacità. Un alternativo, ma ben riconoscibile, Working Class Hero di John Lennon, toglie il fiato per l’inconsueta bellezza. Echi Gilmouriani si tramutano in sinfonie jazzate, ampi spazi vengono lasciati ai solo di Smith e Kennedy, è soprattutto lo scarsicrinito batterista a debordare spesso e volentieri lanciandosi anche in vocalizzi eccellenti. 

La soddisfazione di Mike per il locale pieno è evidente, così come traspare la voglia ed il divertimento, malgrado i tanti anni di carriera e antichi problemi ora superati, di continuare a suonare e regalare momenti indimenticabili agli ascoltatori. Basta guardare le ultime foto scattate durante il bis per notare la gioia che prova, un 61enne con lo spirito di un 20enne, aggiungiamo una disponibilità, che andrete a scoprire durante la lettura dell’intervista, ma che abbbiamo potuto toccare con mano, che dovrebbe essere di esempio a presunte starlette di casa nostra.

Un concerto che è stato definito, a buona ragione, il concerto del mese, d’altronde quando sale sul palco the best guitarist of the year, possiamo aspettarci forse di meno?

MAURIZIO DONINI