Now Reading
METAL FOR AUTISM: Russell Allen + Astra + De La Muerte – Live @ Jailbreak Live Club, Roma 17-6-2016

METAL FOR AUTISM: Russell Allen + Astra + De La Muerte – Live @ Jailbreak Live Club, Roma 17-6-2016

Venerdì 17 giugno 2016 è stata una data significativa per il pubblico metal romano. Il Jailbreak Live Club di Roma ha infatti ospitato la seconda data del “Metal For Autism”, tour italiano fortemente voluto dal celebre singer dei Symphony X Russell Allen e dalla Giancarlo Trotta Entertainment per  sostenere la causa dell’autismo, sensibilizzando il pubblico con l’ausilio di conferenze stampa pre-show e devolvendo gli incassi alla Heroes Temporis Autistic Children Onlus.

Il perché sir Russell Allen abbia a cuore questa causa è presto detto. Russell è padre di una bimba, Ava, affetta da autismo, e negli ultimi anni lui e la sua famiglia hanno attraversato un vero e proprio calvario nella lotta a questa penosa malattia invalidante. La sua tuttavia è una storia a lieto fine. Da quel che egli stesso ha raccontato in conferenza stampa e durante la sua esibizione, Ava oggi sta meglio, frequenta una scuola per bambini normodotati ed è stata persino eletta studentessa del mese. Tuttavia, ricorda Russell, a tale risultato si è potuti arrivare grazie a un percorso lungo e faticoso e soprattutto grazie a una diagnosi precoce, senza la quale ogni sforzo di familiari e personale medico sarebbe stato probabilmente infruttuoso. Occhio dunque a qualsiasi comportamento sospetto nei bambini sin dalla più tenera età, che siano i vostri figlio oppure quelli di parenti o amici, perché diagnosticare in ritardo la malattia riduce drasticamente le possibilità di un futuro “normale” per i bambini affetti da autismo. Questo il messaggio principale della serata, davvero troppo importante per non esser sottolineato anche in questa sede.

A livello musicale l’evento si è dimostrato all’altezza del messaggio veicolato, non solo per l’esibizione di Allen, ma anche per le valide band capitoline che hanno supportato l’evento.
Hanno aperto i De La Muerte, che nonostante fossero a me sconosciuti, pare abbiano un nutrito seguito nella Capitale. Al termine della loro esibizione comprendiamo il perché di tanto successo. I De La Muerte, dal vivo, ci sanno proprio fare. Con grinta ed energia i ragazzi tengono il palco in modo ineccepibile e le melodie di facile presa che animano i loro brani, dal più cadenzato al più aggressivo, aiutano a sintonizzare anche gli spettatori occasionali sulla giusta lunghezza d’onda. E se è vero che a livello compositivo e sonoro la loro proposta può risultare poco focalizzata e personale, è anche vero che in qualche modo la loro formula di compromesso tra modern e classic metal funziona piuttosto bene.

Dopo di loro gli Astra, che con ormai quindici anni di attività e tre uscite discografiche alle spalle, sono dei veterani della scena romana, dapprima come cover band dei Dream Theater e poi con il proprio repertorio originale chiaramente di matrice progressive metal. Per questa esibizione gli Astra hanno puntato esclusivamente sull’ultimo album Broken Balance, a testimonianza di quanto i ragazzi credano nel proprio ultimo lavoro che, effettivamente, si contraddistingue per una qualità davvero elevata oltre che per un approccio compositivo più stringato e diretto. Rispetto ai De La Muerte, sale il tasso tecnico, forse a discapito dell’adrenalina, ma non c’è nulla di male: è il genere che impone un diverso approccio allo show e per i progster presenti in sala è stata una delizia per le orecchie, dall’accattivante Losing My Ego, passando per la più articolata Sunrise To Sunset con il suo riuscitissimo refrain, fino alla conclusiva semi-ballad You Make Me Better. Erano anni che non assistevo a uno show degli Astra. C’era ancora lo strepitoso Titta Tani al microfono, ruolo di cui si è fatto carico il bassista Andrea Casali, e bisogna ammettere che nonostante la perdita di un talento come Titta la band è apparsa assai cresciuta, più serena e convinta nei propri mezzi, oltre che autrice di pezzi più incisivi.

L’attesa con De La Muerte e Astra è stata dunque assai piacevole, ma era chiaramente sir Russell Allen il catalizzatore della serata, sia per lo scopo benefico che ha animato la stessa, sia per l’incredibile caratura artistica del cantante, che è da molti considerato la migliore ugola che la scena metal abbia prodotto negli ultimi cinque lustri almeno.

E il fragore per l’ingresso di Allen sul palco è stato effettivamente enorme, a dimostrazione di quanto il pubblico italiano gli sia affezionato. Allen si è presentato come suo solito, vestito di nero e con il faccione nascosto dietro a un grande paio di occhiali da sole avvolgenti. E sul palco era solo, con un piccolo portatile che da quel momento in poi avrebbe fornito le basi musicali per uno spettacolo in gran parte privo di una band di supporto. La serata, in effetti, era stata presentata come “workshop musicale” e in quest’ottica Russell ha offerto al pubblico una scaletta varia che ha spaziato tra molti dei suoi progetti musicali e ha cosi dato la possibilità al singer di sfoggiare tutte le sfumature della sua incredibile voce. Certo l’assenza di una vera band sul palco si è fatta sentire in particolar modo sui brani dagli arrangiamenti più complessi come quelli dei Symphony X, dove la voce del singer è risultata essere particolarmente slegata dalle basi musicali che, per di più, non hanno beneficiato di una resa sonora ottimale. Ciò nonostante lo spettacolo è stato comunque di altissimo livello e anzi Russell è riuscito nell’impresa di non far rimpiangere un “vero” live set, solo con la forza della propria voce.
E così i numerosi brani degli Adrenaline Mob in scaletta hanno spaccato le ossa a dovere, mostrando il lato più graffiante e rabbioso del singer, ma hanno convinto anche gli estratti dalla rock opera “Heroes Temporis”, che Russell ha recentemente reinterpretato per dare vita alla “World Edition” assieme ad Amanda Somerville (l’opera originale, datata 2007, era interpretata in italiano da altri cantanti). La vocazione blues-rock di Allen è uscita fuori alla grande con Loosin’ You, unico estratto da Atomic Soul, album solista nel quale il nostro ha esplorato sonorità hard rock dalle tinte blues e soul spesso vicine a un certo hard rock proposto dal mitico Glenn Hughes. Mancano all’appello i Symphony X. La band capitanata dal chitarrista Michael Romeo è stata omaggiata, come detto con risultati sonori non proprio impeccabili, dall’immortale Out Of The Ashes e da Paradise Lost, brano col quale Allen ha potuto accarezzare il pubblico con tutto il calore che le sue corde vocali sanno sprigionare.

Tra un brano e l’altro c’è stato spazio per qualche bicchiere di vino rosso e per rispondere a un paio di domande del pubblico, oltre che per parlare dello scopo della serata e narrare la storia di sua figlia Ava, che con grande orgoglio e commozione Russell ha  voluto mostrare  ai fan con l’ausilio di un tablet.
Il finale della serata avrebbe dovuto essere affidato a due brani dei Symphony X cantati con il supporto degli Astra e due brani degli Adrenaline Mob suonati assieme ai De La Muerte, ma a causa di non meglio precisati problemi tecnici, solo i De La Muerte hanno avuto l’opportunità e l’onore di supportare Allen. E così Indifferent ha avuto un trattamento degno dei Mob stessi, mentre su Undaunted c’è stato spazio per un duetto tra Allen e Gianluca Mastrangelo (cantante dei De La Muerte) che si è rivelato all’altezza della situazione nonostante qualche ingenuità dettata dalla palpabile emozione.
Tra gli abbracci e gli applausi scroscianti si è quindi conclusa l’esibizione di Allen, che ha promesso di tornare presto nel nostro paese con il quale ha un’affinità particolare anche per via delle sue origini italiane. La serata tuttavia è proseguita in una sala del Jailbreak adiacente a quella del live-pub, dove Russell si è offerto per scattare foto con i fan e firmare autografi (cosa che aveva già fatto con grande disponibilità e simpatia anche prima del concerto).

E’ stata quindi un’occasione, forse irripetibile, per conoscere l’uomo Russell Allen oltre che l’artista, ed è stata chiaramente una serata dall’intenso significato simbolico e divulgativo, per via dello scopo benefico per il quale era stata organizzata. Sono queste le occasioni che riconciliano con la musica e che fanno sì che la musica stessa si elevi da “semplice” veicolo artistico-espressivo a vero e proprio motore che può smuovere le coscienze e segnare nel profondo come forse nessun’altra cosa al mondo.

Report & photoset by RICCARDO ARENA

Credits: si ringrazia il Jailbreak Live Club per la gentile disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.

https://www.facebook.com/events/1179104718800864