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MARIA ANTONIETTA – Festival Ladies sing it better @ Sound Bonico (PC)

MARIA ANTONIETTA – Festival Ladies sing it better @ Sound Bonico (PC)

Quando il mio editor ha proposto a me, una rockettara-metal doc, di fotografare e conoscere Maria Antonietta, confesso di aver provato un grande stupore misto a curiosità.

Intenzionata a scoprire cosa si celasse dietro all’ardita sfida, per settimane ho approfondito l’ascolto della cantante, finché la serata del nostro incontro si è manifestata. 

Nel locale di Sound Bonico (Piacenza), al mio ingresso le luci erano ancora basse ed un’atmosfera piuttosto surreale avvolgeva la tavolata di artisti seduti a cena. Fremevo mentalmente dal desiderio di assistere alla performance, di vedere Maria Antonietta prender corpo e voce davanti ai miei occhi.

Ciò che avevo avuto modo di comprendere nei giorni precedenti al nostro incontro, è che stavo rischiando di perdermi un’artista a dir poco sconvolgente, una giovane donna forte e decisa, dal carisma incredibile che ricorda grandi nomi come PJ Harvey, Cat Power e Patti Smith, non tanto nel cantato più volte associato all’italianissima Carmen Consoli da stimate riviste di settore, quanto per quella forza dirompente a tratti sfrontata di affrontare il pubblico, di stregarlo, di portarlo all’interno di un mondo intimistico fatto di ricordi di vita vissuta, in cui i sentimenti sono veri, in cui le parole hanno valore.

È il 28° concerto in poco più di 30 giorni del tour “Tra me e tutte le cose”, quello che la band si appresta a suonare. Una vera e propria corsa su e giù per l’Italia, in cui Giovanni Imparato e Fabio Marconi  di Chewingum hanno accompagnato Maria Antonietta, dando vita anzi “donando una nuova vita” con un sound totalmente riarrangiato in chiave elettroacustico alle canzoni componenti l’ultimo album “Sassi” ed il primo “Maria Antonietta” prodotto dal famoso Dario Brunori dei Brunori SAS

Sassi è un disco importante, pubblicato l’11 marzo 2014 dall’etichetta “La Tempesta Dischi”, marchio nato dietro l’intento di diffondere la miglior musica Indie in circolazione e distribuito dal Gruppo NBC Universal, rappresenta una conferma della maturità e peculiarità artistica della cantante, che confessa essere particolarmente fiera  dell’album in cui riesce ad esprimere il proprio obbiettivo professionale.

Letizia Cesarini, in arte Maria Antonietta, ha dovuto scontrarsi con la critica e l’opinione pubblica, soprattutto quella degli imperanti e – a mio parere “fuorvianti” –  social network. I suoi testi, nudi e crudi, sdoganano una giovanile emancipazione, che la società non è pronta ad accogliere alla luce del sole, nonostante i costumi ed usi delle nuove generazioni si siano largamente modificati negli ultimi decenni, al punto che da relegare i nati prima degli anni ’80, ad un obsoleto e quasi verginale riserbo morale.

Il coraggio del portare a galla con disincantata verità, argomenti di vita sessuale e sentimenti infranti, vissuti forse per noi “vecchietti” precocemente, fa sì che Maria Antonietta venga additata, trovandosi a giustificare non tanto il suo cantato atipico, duro e punk, fatto di sali e scendi vocali, di silenzi, pause e di una rabbia che s’imbriglia nelle note in modo estremamente delicato e fine; neppure la sua fisicità nel suonare la rossa chitarra acustica, dimenandola talvolta in modo convulso, come se il sentimento rievocato dai testi delle canzoni si facesse nuovamente spazio nella sala, presente dinnanzi a lei, mentre con eleganza  strega il pubblico con un sussurro della voce, uno sguardo deciso; bensì la sua vita privata, il suo agire.

Il concerto è ovviamente iniziato e sul palco la band si muove all’unisono, con grandissima palpabile alchimia tra i componenti. Mentre i fotografi si sbizzarriscono per cogliere uno scatto di Maria Antonietta, il pubblico resta ammaliato dalla sua grazia, dal ritmo incalzante cadenzato a tratti dalla chitarra acustica, dalla musica elettronica di Fabio e Giovanni, dal canto interrotto, talvolta graffiato di Letizia e dall’elettro-punk della chitarra.

È una miscela esplosiva e varia quella che il pubblico assorbe, un connubio creativo che Fabio e Giovanni hanno proposto a Maria Antonietta, per dare agli spettatori qualcosa di inedito. Mi colpisce ascoltare le parole della cantante, quando mi confessa di essere desiderosa di offrire il massimo alla sua audience. “Dare”: essere così sfacciatamente autentici da “Dare sé stessi”; veri al punto di “non mentire”. Non è un concetto poi così moderno, mi soffermo a pensare. È un atto di coraggio degno delle eroine e Sante descritte dai testi delle sue canzoni, di un altruismo datato. Il contrasto quindi tra i contenuti sensuali descritti ed un modus vivendi retto e consapevole, all’interno del quale la forte disciplina auto-imposta e le 33 date dell’intero tour urlano concretezza, rompe ogni eventuale argine ancora presente in me, portandomi ad adorare Maria Antonietta, che immediatamente ai miei occhi riesce nel tentativo di universalizzare i contenuti della sua vita, per consegnarli ad un insieme di “me stessa”, di ascoltatori che possono identificarsi nei contrasti di forza e fragilità tipici di ogni essere umano. 

Non si può mantenere a lungo il distacco professionale da questa giovane 24enne, succede in modo spontaneo di ritrovarsi a considerarla un’amica, di domandarle come si concluderà la sua nottata in questa parte della Pianura Padana in cui la nebbia ha coperto ogni riferimento conosciuto alla vista.

A Pesaro, sua città d’origine, il clima è diverso. Si accende il sorriso sul suo volto, quando mi racconta dei suoi luoghi, dell’amore per quel mare sicuro e piatto, giocoso e non insidioso, per quel modo di vivere solare, che ha portato alla creazione di un evento di spessore internazionale come il Festival Jamboree, promosso con il sostegno del Comune di Senigallia, al quale ha partecipato esibendosi in una performance accompagnata dall’orchestra.

Voglio concludere lasciandovi con un brano di Maria Antonietta: “Galassie”, tratto dall’ultimo album “Sassi”, scritto come ogni altra lirica con uno stile spontaneo e di getto, quasi distante dalle consuetudini della metrica, dei cardini classici della musica, ma che esprime la grande forza e profondità di questa giovane artista, che sono certa firmerà la nostra Galassia.

ELENA ARZANI

GALASSIE
Tu che dici sono nella verità e ti riempi la bocca…E parli di amore come fosse un insieme di parole e non una serie di atti, uno dietro l’altro allineati. L’erba cresce molto bene sopra alle sepolture, cresce bene e non chiede alcuna spiegazione. Come crescono le radici delle piante, come crescono tutte le galassie. Per questo io non ti credo: io non ti credo. Grazie per parlarmi di coraggio e di posizioni, direi di pose che adotti senza avere convinzioni, ma io non sono Dio, scelgo solo per me. Deve sentirsi ben responsabile. Forse anche lui si sente uno importante, ma a lui credo.


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