MACHINE GUN KELLY – LOST AMERICANA TOUR @ Unipol Arena, Bologna 15-2-2026
+ JULIA WOLF
C’era una volta un rapper che si chiamava Machine Gun Kelly.
Come tutte le grandi star anche lui ha un passato turbolento: viene sballottato dai genitori in giro per il mondo, viene bullizzato, cade vittima dell’eroina, ma la musica è il suo appiglio, la sua passione.
Proprio grazie a questa passione e al suo talento, Machine Gun Kelly si rialza: nel giro di pochi anni uno dei suoi primi brani viene usato nelle partite casalinghe dei Cleveland Cavaliers, la squadra dell’NBA della sua città, pubblica album, vince un disco d’oro, firma con la Bad Boy Records (affiliata alla Interscope), collabora con grandi star e dissa addirittura con Eminem.
Una fiaba perfetta, sennonché proprio questo dissing, racconta la storia, porta ad una svolta repentina nella carriera di Machine Gun Kelly, che da questo momento cade vittima dell’incantesimo del punk rock.
E quello che succede all’Unipol Arena non è, ahimè, un concerto dell’autore di quei capolavori come “Pretty Toxic Revolver” o “Smoke and Drive” o “Cleveland”, ma uno spettacolo tutto balletti e accordi di quinta.
Molto belli i pochi momenti in cui rappa, ma purtroppo per il resto nulla di nuovo sotto il sole. Con un video simpatico MGK ironizza sulle critiche ricevute quando è passato dal rap all’emo punk rock. De gustibus, ma che gran perdita, in nome di canzoni un po’ tutte uguali come “Bloody Valentine”, la cover della bistrattatissima “Iris” eseguita in duetto con la sua spalla, Julia Wolf, che diventa un tripudio di doppie voci armonizzate alla Avril Lavigne con tanto di jodel.
Intenso invece il momento acustico dove suona, tra le altre, “Time of My Life” e “Play This When I’m Gone”.
Il finale del concerto passa poi per “Papercuts” (bella) e l’evitabile cover “Lonely Road”, che però ha avuto successo mondiale.
Un concerto che mi ha fatto fare un tuffo in quella musica anni duemila simil-punk, dove le creste erano uno status symbol e non ribellione, dove lo smalto non era rigorosamente nero e consumato dalle corde della chitarra ma fresco di manicure, e l’atto più sovversivo era accendersi una paglia.
Scenografia grandiosa con una statua della libertà in scala 1:1, fiamme, luci, e bravissimi musicisti, ma… attendo fiduciosa un ritorno di Machine Gun Kelly al rap!
SILVIA RAGGETTI
Credits: si ringraziano Studios Online e Live Nation per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.
https://machinegunkelly.com
https://www.facebook.com/machinegunkellymusic
https://www.instagram.com/machinegunkelly
https://www.youtube.com/@mgk
SETLIST:
Outlaw Overture
Starman
Don’t Wait Run Fast
Maybe / Wild Boy / El Diablo
Ay!
F*ck You, Goodbye
Goddamn
I Think I’m Okay
Title Track
Drunk Face
Bloody Valentine
Forget Me Too
Who I Was
Times of My Life
27 / Kiss Kiss / Love Race
Bad Things
Iris
Treading Water
Daywalker
Concert for Aliens
My Ex’s Best Friend
Jawbreaker
Nothing Inside
Twin Flame / Play This When I’m Gone
Papercuts
Lonely Road
Cliché
Sweet Coraline
Vampire Diaries
Why Are You Here

Redattrice, conduttrice radiofonica, copywriter, insegnante di yoga, ma prima di tutto musicista, e costantemente allieva. Musica e comunicazione hanno sempre fatto parte della mia storia, suonare e ascoltare musica, meglio se dal vivo, è per me vitale.



