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FLESHGOD APOCALYPSE + The Burning Dogma + Hand Grenades – Live @ Rock Planet, Pinarella di Cervia (RA) 1 …

FLESHGOD APOCALYPSE + The Burning Dogma + Hand Grenades – Live @ Rock Planet, Pinarella di Cervia (RA) 1 …

Siamo al Rock Planet, storico club Rock/Metal della Riviera Romagnola, dove negli anni sono passate tante band underground italiane. I protagonisti di questa sera però possono ormai dirsi essere usciti dal sottobosco; quattro album all’attivo, l’appoggio di un’etichetta di prim’ordine come Nuclear Blast ed un tour europeo da headliners in rampa di lancio li qualificano a pieno titolo come grande realtà del Metal italiano.
Se i Fleshgod Apocalypse sono tutto questo vuol dire che che ora sta a loro dare spazio a nuove band underground che sgomitano per farsi vedere. Ed è qui che inizia la nostra serata.
 
Il programma inizia in orario perfetto, ed alle 22.15 sono gli Hand Grenades a presentarsi sul palco. Questi ragazzi di Senigallia calcano i pochi metri di stage a loro concessi con sicurezza, e sparano a raffica i brani del loro recente album di debutto Alpha Commando. Thrash Metal nudo e crudo, con lo scream della frontgirl che si dimostra solido e privo di cedimenti. I cinque appaiono magari un po’ acerbi negli atteggiamenti e nell’organizzazione ma si rivelano capaci, tengono bene il palco con pezzi lunghi ed anche articolati, Su tutti impressiona Voodoo night, ma anche il resto del set non è mai banale. Una menzione particolare va alla chitarra solista di Davide Francesconi, che colpisce per buona tecnica e pulizia. Il non ancora molto gremito pubblico reagisce bene, sicuramente ci sono alcuni nuovi fan tra la piccola folla.
 
Setlist:
My time for war
Voodoo night
Alpha commando
Czarnian rage
Bulletstorm
Boomstick
 
Line-up:
Valentina Tendas: Vocals
Mirco Tombari: Guitars
Davide Francesconi: Guitars
Lorenzo Casavecchia Morganti: Drums
Corrado Saracini: Bass

https://www.facebook.com/handgrenadesband

Il cambio di palco è repentino, ed in tempo record inizia lo spazio dei bolognesi The Burning Dogma, che vengono anticipati sul palco dalla breve danza di una ragazza in succinti abiti gotici. Molto succinti. Il pubblico maschile apprezza.
I membri della band hanno sulle spalle diversi anni in più rispetto a chi li ha preceduti, ma paradossalmente sono loro ad avere la proposta musicale più innovativa. Un Extreme Metal tendente al Death, ma con spiccati elementi Post-metal e Progressive ed una lieve sfumatura elettronica. Ci mettono un paio di brani a carburare, non convincono fin da subito sembrando un po’ privi di mordente. Ma crescono molto alla distanza, e si fanno apprezzare creando atmosfere dense, alternando disperate parti Death e Post ad ispirate progressioni Elettro Ambientali.
Da segnalare che durante uno di questi interludi strumentali torna sul palco la danzatrice, che questa volta però dimentica in sostanza tutti i vestiti nel backstage. Certo, chi scrive fa parte di quella parte di pubblico cui questa seconda sortita non è dispiaciuta, ma la performance della ragazza, vuoi per lunghezza o per monotonia, scade un po’ nel fuori luogo dopo un paio di minuti.
Comunque, anche (ma assolutamente non solo) grazie a questi excursus, l’intero show dei sei bolognesi risulta alternativo e fuori dal comune, strappando rapiti consensi.
 
Setlist:
Intro
The breach / Enigma of the absolute
Skies of grey
Ambient interlude: Distant echoes / Dying Sun
No shores of hope
A feast for crows
 
Line-up:
Maurizio Cremonini: Guitars
Diego Luccarini: Guitars
Simone Esperti: Bass
Giovanni Esposito: Keyboards
Antero Villaverde: Drums
Andrea Montefiori: Vocals
 
https://www.facebook.com/theburningdogma
Alle 23.45 è finalmente giunta l’ora dei tanto attesi Fleshgod Apocalypse, e la gente sparsa in tutto il locale presto si assembra davanti al palco rinfoltendo il pubblico. Anche in questo caso i lavori sul palco proseguono brevi ed ordinati, lasciando uno stage che guadagna in elementi gotici e barocchi, nello stile della band perugina, stile che si rivede anche nei loro abiti di scena.

Dopo l’intro strumentale, è chiaro fin dal primo brano che la batteria di Francesco Paoli sarebbe da sola tranquillamente capace di macinare le ossa di tutti i presenti. Doppia cassa frenetica e blast beats a ripetizione che non lasciano respiro. Non bastasse, a questo si aggiunge tutta la struttura della band. Il growl di Riccardi è potente e profondo. La lirica della Bordacchini (perfetta nel suo abito ottocentesco con tanto di maschera e scettro) rende solennemente epico tutto il set, mentre l’anacronistico tono del pianoforte di Francesco Ferrini da gravità a tutto il sound.

La band estrae ben sette brani da King, il loro ultimo album, dimostrando di credere tanto nel loro recente lavoro. Un album pregno di riferimenti critici alla moderna società. Altra cosa, il filo logico dell’album, su cui la band è molto attaccata, ed in particolare il frontman, che tra un brano e l’altro regala pillole di macabra filosofia moderna.
L’unica cosa perfetta è un cadavere, immobile, freddo. Dove c’è vita c’è imperfezione. Più cerchiamo di far vedere a tutti che la nostra vita è perfetta, più diventiamo freddi.
Questo, per esempio, il sunto del discorso fatto dal cantante prima di Cold as perfection. Questo, come altri espressi durante lo show, ottimo concetto che la musica dei Fleshgod cerca di diffondere.

Tornando alla musica, i nostri continuano a tritare i minuti a loro disposizione rimanendo sempre pesanti come macigni e, paradossalmente, soavemente oscuri. Miscela grazie alla quale la band sta avendo il loro meritato seguito. Ciò che stupisce è che questo seguito non è, in generale, molto partecipe, rimanendo spesso fermo. Certi passaggi melodici magari non aiutano, ma in altri frangenti di questa serata l’istinto dovrebbe essere quello di prendersi a testate! (Si esagera, ovviamente.)
Dobbiamo attendere che il frontman chiami il pubblico ad un piccolo wall of death per vedere un po’ di sano mosh. Non partecipano in tanti, ma quelli che lo fanno si fanno valere! Poi al primo encore, finalmente, troviamo un po’ di movimento spontaneo. Gli ultimi sono chiaramente i brani più conosciuti e cari ai fan: In honour of reason, Minotaur ed una sentita e disperata The forsaking dedicata alla crew che segue la band. Durante quest’ultimo brano poi lo stretto palco del Rock Planet viene inondato da coriandoli che, assieme alla presenza scenica della band, da una forte aria da carnevale decadente allo strappo finale del concerto.
Dopo essere scesi nel backstage, i membri della band, che mai durante lo show erano usciti dai loro bui personaggi, tornano sul palco per il dare il dovuto saluto ai loro fan, ci si scambia sorrisi e pacche nel piccolo bagno di folla. Degna conclusione di un ottimo concerto.
 
Marco Raggi
Photoset by DANIELE AVERSANO
 
Credits: si ringrazia Bagana Rock Agency per la gentilissima disponibilità ed il Rock Planet per la perfetta organizzazione dell’evento.

Setlist:
Marche royale
In aeternum
Healing through war
King
Pathfinder
Cold as perfection
The violation
Prologue
Epilogue
Gravity
The fool
The egoism
Encore:
In honour of reason
Minotaur (The wrath of Poseidon)
The forsaking
 
Line-up:
Tommaso Riccardi: Vocals & Guitars
Paolo Rossi: Bass & Clean vocals
Cristiano Trionfera: Guitars & Backing vocals
Francesco Paoli: Drums
Francesco Ferrini: Piano
Veronica Bordacchini: Operatic vocals
 
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http://www.nuclearblast.de/en/label/music/band/about/364415.fleshgod-apocalypse.html