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DON AIREY Band – Live @ LOCOMOTIV BOLOGNA 8-3-2016

DON AIREY Band – Live @ LOCOMOTIV BOLOGNA 8-3-2016

Se è vero che i gatti hanno 7 vite, c’è che ne può annoverare di più nel bollente mondo del rock, i Deep Purple ad esempio sono già arrivati a 8 e non sappiamo se è finita, anche se vista la formazione attuale lo possiamo ben sperare. Se la Mark II è considerata di diritto la formazione principe , ed originaria, della band, allineando cinque fenomeni come Gillan, Glover, Lord, Blackmore e Paice, nelle varie vicissitudini della band è indubitabile che a seguire la declinazione migliore e di maggior successo sia l’attuale Mark VIII. Dovendo sostituire il transfuga Ritchie Blackmore che oltre i noti dissapori con il frontman ha ben (o mal a mio giudizio) pensato di dirigersi verso orizzonti musicali discutibili assieme alla compagna Candice Night, potremmo aprire un capitolo sull’influenza delle donne a fianco dei miti del rock, la band si è rivolta ad un autentico fenomeno, un guitar hero che corrisponde al nome di Steve Morse. Altra sostituzione inevitabile fu quella di Jon Douglas Lord, questi decise anche lui nel 2002 di dedicarsi ad orizzonti musicali lontani dall’hard-rock tempestoso dei Deep Purple, poi purtroppo nel 2012 ascese alla Hall of Fame degli angeli. Musicalmente ed artisticamente una perdita forse ancora più grave proprio per la specificità del suono che Lord aveva introdotto nella trama musicale del gruppo, basti ascoltare il maremoto hammondiano di Child in time contrapposto al selvaggio riff di Blackmore. All’abbandono di Lord, comunque, i restanti Deep Purple non ebbero dubbi a rivolgersi ad uno dei pochi che potesse non far rimpiangere Jon, il superbo Donald Smith aka Don Airey. Già nell’orbita dei Deep Purple per avere militato nei Rainbow e nei Whitesnake, aggiungendo dettagli come Jethro Tull, Ozzy Osbourne, e Black Sabbath, per non farsi mancare niente insomma. Un virtuoso che alla tecnica sopraffina unisce una fantasia che non sempre è patrimonio dei tastieristi, ma avendolo visto dal vivo esibirsi in solo piano sul suo hammond con il resto della band a guardarlo e vedere l’entusiasmo scatenato nella folla, non si può assolutamente rimanere indenni alla forza di questo colosso dei tasti.

L’opening è affidato ai Remedy Acoustic Duo, un set acustico che sforna una serie di cover evergreen spaziando da Sting a Stevie Wonder, pur non conoscendoli si è rimasti ottimamente impressionati, una ottima esibizione che ha avuto il merito di tenere il pubblico incollato sottopalco, quando spesso le band di supporto suonano nel deserto, la risposta del pubblico è stata perfetta ed è il segno del valore del duo in questione.

L’entrata in campo della band è esplosiva, l’urlo di Sentance che segue la tempesta di chitarra elettrica che apre Spotlight kid dei Rainbow è un katana affilata, tagliente ed affilata, il suono di Airey caratterizza ovviamente il suono con continue ed esaltanti evoluzioni sulla keyboard, fraseggi  infernali si accoppiano ad una ritmica di assoluto valore, con l’incandescente chitarra di McBride precisa che inanella riff micidiali. In 3  in the morning dal suo album solista Keyed up del 2014, la keyboard prende il comando delle operazioni e la scena si illumina,  in alcuni passaggi si è proiettati nel prog primordiale, si percepisce lo sferragliare di Wakeman. L’incedere di Rapture of the deep dei Deep Purple è un crescendo senza fine, granitico ed imperioso, una tempesta elettrica dove la voce del cantante diventa un’arma illegale. Poi si affonda nel lavoro solista di Airey del 2008, dall’album Light in the sky passano  la vulcanica Endless night, una straripante esibizione di potenza, la lucente e quasi swingata Rocket to the moon con i suoi echi sixtees, e l’emersoniana Lift off. Si ritorna ai Rainbow di Weiss Heim che rapisce il pubblico per la sua lisergica bellezza, ma a proposito vogliamo mettere la folle psichedelica di Power of soul di Jimi? Un artista che ha suonato in alcune centinaia di album e che spazia dalla classica al rock estremo con innata e non sempre scontata naturalezza. Fra gli Don ha suonato, divertendosi molto come ci ha raccontato nell’intervista, con Ozzy, e la superba e cattedratica Mr. Crowley è una tempesta , la batteria  è un martello  che picchia senza pietà , la chitarra metallica e violenta, la voce del cantante dei Nazareth  spazza via sull’infernale riff di McBride.  Su All night long è tutto un saltare e pogare mentre la band furoreggia sul palco del Locomotiv,  ed è la diabolica Lost in Hollywood che incendia il finale sella setlist, giri di chitarra di selvaggia bellezza, Airey raramente va sopra le righe mettendosi al servizio della band nel suo complesso, la ritmica che impregna questo brano è imponente e sprezzante.

Dopo la pausa si riattacca con Bad girl,   un uragano elettrico potente e terrificante quello che si abbatte all improvviso , il bis è qualcosa di inimmaginabile , la fanbase assiepata sotto palco lo trasforma in una lunga e primitiva singalong con   Sentance che chiama e tutti rispondono, la ritmica è esagerata, il ritmo folle,  i riff di McBride torrenziali, la sapienza artistica ed inventiva di Airey, colorano l’altra rainbowiana Since you been gone.  La conclusione degna è con l’immarcescibile e travolgente Black night, siamo in un catino ribollente, possibile che questo pezzo stupendo duri così poco? Che il concerto sia già terminato? Purtroppo sì.

Sono suoni d’altri tempi, pare di avere fatto un salto indietro nel tempo, le mille variegate contaminazioni che albergano nella musica di Mr. Airey  trasudano fra i vari brani , un torrido brano blues, un incendiario rock, una suite strumentale. Un concerto di tale bellezza artistica che ha riempito il Locomotiv più della gente che ha preferito rimanere a guardarsi imbarazzanti talent od altrettanto improbabili cantanti che durano lo spazio di una stagione. Stasera eravamo in 100 intrepidi, e di questo dobbiamo ringraziare il vulcanico Marc Magnus e RockNrolla, ma di fronte al mito del rock che ci ha portato, questo è uno di quei casi in cui gli assenti hanno avuto torto.

MAURIZIO DONINI
Photoset by MATTIA MARTULANO
 
Credits: si ringrazia RockNrolla per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento, nel puro stile Locomotiv Bologna.

Setlist:
Spotlight kid (Rainbow)
3  in the morning (Don Airey – Keyed up)
Rapture of the deep (Deep Purple)
No release (Rainbow)
Endless night (Don Airey – A light in the sky)
Rocket to the moon (Don Airey – A light in the sky)
Lift off (Don Airey – A light in the sky)
Love you too much (Don Airey – A light in the sky)
The inquisition (Colosseum II)
Weiss Heim (Rainbow)
Power of soul (Jimi Hendrix – Band Of Gypsys)
Grace (Don Airey – Keyed up)
Mr. Crowley (Ozzy Osbourne)
All night long (Rainbow)
Lost in Hollywood (Rainbow)
Encore:
Bad girl (Rainbow)
Since you been gone (Rainbow)
Black night (Deep Purple)
 
Band:
Don Airey – Tastiere (Deep Purple, Rainbow, Black Sabbath)
Carl Sentance – Voce (Nazareth, Persian Risk, Krokus, Tokio Blade)
Simon Mc Bride – Chitarra (Simon McBride, Sweet Savage)
Jon Finnigan – Batteria (Bad Manners, Gang Of Four)
Laurence Cottle – Basso (Gary Moore, Black Sabbath)

L’intervista a Don Airey
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L’evento Fb al Locomotiv
Il concerto dei Deep Purple a Firenze
Il concerto dei Deep Purple a Padova 
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