fbpx
Now Reading
DANIELE SILVESTRI “Acrobati tour 2016” – Live @ Teatro Golden, Palermo 1 …

DANIELE SILVESTRI “Acrobati tour 2016” – Live @ Teatro Golden, Palermo 1 …

Lungo, lunghissimo. Un concerto fiume quello di Daniele Silvestri presso il Teatro Cinema Golden di Palermo. Lo show più completo a cui ho assistito quest’anno. Quello di un artista al pieno della sua maturità e di una band costruita dosando con sagacia tutti gli elementi. Ecco, la band. Una piccola orchestra di otto elementi perfettamente complementari. Le ruvide chitarre di puro stampo noise di Daniele Fiaschi contrapposte ad elementi classici quali fagotto e tromba, egregiamente suonati da Marco Santoro, così come l’elegante drumming di Piero Monterisi in associazione con il basso muscoloso di Gabriele Lanzalotti, a costituire un’intelaiatura ideale per l’esecuzione dei nuovi brani, ma anche per interessantissime riletture del repertorio classico del cantautore romano. Con lui anche due ottimi tastieristi e un percussionista: il fido Gianluca Misiti, Duilio Galioto (polistrumentista di formazione classica che con disinvolta discrezione suona anche la chitarra e canta) e il “surrealista” Sebastiano De Gennaro.
Infaticabili, sfoggiano oltre tre ore di musica di preziosissima fattura che sta a dimostrare come in pieno 2016 si può essere impegnati senza risultare retorici, si può essere intelligenti senza bisogno di sciorinare avverbi desueti, si può ancora leggere con passione la realtà senza abbandonarsi a facili moralismi disfattisti.
Daniele è il simbolo della romanità pigra che con due parole stenderebbe un elefante alla carica. Ma anche la riprova che costruire (e costruirsi) una coscienza etica e politica elevi ad un piano superiore, allontanando l’uomo dalla feroce scimmia senziente che sempre rimane nel nostro codice genetico. Silvestri vi riesce con grandissima eleganza, e senza mai gridare. Senza mai pontificare, fedele al dogma personale “che lo slogan sia fascista per natura”, si impegna, nel suo piccolo, a progettare un futuro migliore o, male che vada, un presente accettabile.
Ogni composizione è accompagnata da una breve ed esaudiente introduzione che qualche volta serve a spiegare e qualche volta, invece, è tesa a “confondere le acque”, quel tanto che serve per prendere le distanze dalle proprie vicende personali che, si voglia o no, sempre ispirano un artista. Daniele in questo è di una semplicità disarmante. Prova amore, parla d’amore. E’ indignato, scrive di lotta. E’ ispirato, canta la vita… tutta! Una grazia e una qualità di scrittura di rara efficacia. Chi non lo invidierebbe uno che riesce a mettere in metrica una frase come “e intanto le tue dita, tessevano parole…”? Io, di sicuro.
La scaletta è interminabile, nemmeno prendersi la pena di annotare la lunghissima sequenza di successi! Preferisco scrivere della magia a cui ho assistito, fin dal suo incipit (l’adorata “Prima di essere un uomo”), quasi un’ammissione di intenti ingannevole: “Va bene cominciamo/che prima cominciamo/PRIMA POSSO ANDARE VIA”. Di “fotografia” in “fotografia”, si passa dalla brechtiana interpretazione di “Monolocale” (che a livello personale mi ha messo i brividi addosso) a passaggi più disinvolti, quali l’arrangiamento de “L’appello”, in cui la piccola orchestra se ne va a correre sulla stessa strada dove ha corso tante volte il Bartali di Conte. Tutta l’esibizione è una corsa senza ostacoli fino alla sua conclusione. Una serata speciale dove non sono di certo mancate le occasioni di rimanere estasiati sia per gli incredibili giochi di luce, sia per almeno un paio di trovate di grande effetto scenico in cui anche il pubblico, sventolando cartoncini rossi o stick fluorescenti, hanno finito col diventare elemento attivo di uno spettacolo di altissimo, ripeto, altissimo valore.
Finito lo show, me ne vado verso il mio sabato notte pienamente soddisfatto, solo ed in cerca di una birra. “Ma che me frega a me?!!”, starete pensando. E invece no, ancora questa è recensione. Perché un passo dopo l’altro, mi rendo conto che lo spettacolo non è ancora finito. Mi tornano alla mente immagini, spezzoni. Riaffiorano i recenti ricordi del duetto virtuale tra Silvestri e un Caparezza registrato chissà dove, chissà quando… altri cento passi, ed ecco le emozioni del breve video-documentario proiettato per introdurre “A bocca chiusa”, forse la più bella e amara canzone politica del XXI secolo italiano. Persino steso a letto, ancora qualche frase… qui e là, con gli occhi al soffitto. E questo, se permettete, riescono a farlo solo i “campioni”. E bravo “a” Silvestri!

MASSIMILIANO AMOROSO
Photoset by AZZURRA DE LUCA

Credits: si ringrazia OTR Live e GDG Press per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.

Sito ufficiale http://www.danielesilvestri.it 
Pagina Facebook ufficiale https://www.facebook.com/danielesilvestriofficial/
Profilo Twitter ufficiale: https://twitter.com/daniesilvestri

View Comments (0)

Leave a Reply

Your email address will not be published.