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ALEX BRITTI “In nome dell’amore tour 2016” – Live @ Teatro Golden, …

ALEX BRITTI “In nome dell’amore tour 2016” – Live @ Teatro Golden, …

Mi sono convinto che il fenomeno Alex Britti, per essere capito, necessiti di un paragone extramusicale. Mentre il concerto snoda le sue malie cerco e ricerco mentalmente una metafora che rappresenti al meglio cosa io voglia dire. Sul palco si sta esibendo, con molta probabilità, uno dei tre migliori chitarristi che abbiamo in Italia eppure la sensazione è che qualcosa sia fuori fuoco.
Scansioni tutte quelle discipline che potrebbero offrirti una storia che possa avvicinarvisi. Cerchi nella fotografia, nell’ architettura, nella pittura. Ma niente… l’unico paragone è quello calcistico! No, non con Totti, di cui in questi giorni tanto si parla, ma con un altro “figlio della capitale”: Alessandro Florenzi.
Si, perché, oltre ad essere omonimi, anche Florenzi è dotato di una tecnica eccezionale. La fattura dei suoi goal parlano per lui. Eppure, per chissà quale recondita ragione (forse semplicemente la necessità di organico) viene da sempre visto solo come “uomo di quantità”. Quasi che quella tecnica, quelle sue doti particolari, siano solo un problema in più, un ostacolo, a schierarlo in difesa o sulla fascia, anziché completare l’atleta e renderlo un campione di prima fascia.
Per Britti, ed originariamente per i suoi discografici, questa cosa del blues è sempre stato un ostacolo. Si, perché il virtuosismo dell’Alex chitarrista, ha sempre preceduto la fama del cantante pop. Quasi un bagaglio un po’ imbarazzante, piuttosto che una risorsa.
Dal vivo questa cosa è lampante. Potrei stare qui a sottolineare questo e quello, ma la verità è una: Alessandro Britti è prima di tutto un chitarrista e poi viene tutto il resto.
Il cofanetto in cui è stato “impacchettato” il cantante pop, funziona, è credibile.
Tanto fa la persona, il suo carattere “timido” eppure facile alla battuta, eredità di un codice genetico trasteverino incline al motteggio, alla parolaccia, allo schernimento delle mode e di sé stesso (Quando sei nato in un quartiere che tutto il mondo va a visitare, di cosa vuoi stupirti più?! Cosa c’è da conoscere ancora??!!!). Eppure “quella cosa lì” (di essere un supremo chitarrista) esce sempre, come un blob trasbordante, che dentro un cofanetto, proprio non riesce a stare.
Il cantautore romano si presenta al Teatro Golden di Palermo con un power trio di rispetto. Alla batteria c’è un fonatissimo e prestante Manuel Moscaritolo, mentre al basso Fabrizio Sciannameo, oltre a snocciolare quadratissime ritmiche si occupa anche della parte elettronica del set. Da altre interviste ho letto che per Britti è stato prioritario, nella costruzione di questo ultimo tour, tornare alla composizione usando l’elettronica. A me non toglie nulla dalla testa che i suoi pezzi, potrebbero, anzi, FUNZIONANO meglio quando mondati di quei “rumorini” e “rumoretti” che ingentiliscono il suono, in direzione di una maggiore fruibilità per i padiglioni uditivi meno preparati, ma che in buona sostanza finiscono col sembrarmi i ninnolini di poco pregio con cui un po’ tutti noi arrediamo vetrine e consolle di casa.
Cosa ci perdiamo ad ascoltare così le composizioni di Alex? Tanto, tantissimo. Dimostrazione ne è l’asciutta e bellissima versione di Milano che, oltre a spaccarmi il cuore in dieci spicchi come fosse un’arancia, dimostra quanta potenza ha la “verità” rispetto alla “mediazione”.
Il concerto è tutto lì. Nella dicotomia malcelata tra quello che un artista deve fare per arrivare ad un pubblico sempre maggiore e necessariamente diversificato, e quello che invece vorrebbe/potrebbe fare se svincolato da logiche commerciali. Alla fine si è convinto pure lui. Per arrivare è necessario mondare le canzoni di tutto ciò che il grande pubblico non è abituato ad ascoltare. E’ per questo che la “Vasca” è a tutt’oggi la traccia spontaneamente più acclamata. Tutto questo mio discorso però non deve fuorviarvi, per quanto orecchiabili hit, i pezzi di Britti non sono affatto brutti o preconfezionati. In fondo lasciano trasparire con sincerità quella che può essere la quotidianità, gli umori e gli amori dell’artista. I momenti di sconforto e quelli di romantico crollo delle difese dinnanzi a sua maestà l’Amore.
La sua ironia, la sua sagacia infarciscono il concerto di una componente rara: la simpatia.
Nella pletora di “pop star” straconvinte, forse forse la forza di Alex è proprio quella di essere ancora, nella testa, un chitarrista blues. Nel blues contano il mood, la tecnica e l’amore per il proprio strumento. Dovessimo parlare delle chitarre sfoggiate nei vari cambi faremmo notte. La peculiarità sono di certo quelle leve- tremolo sui ponti delle varie Gibson (tra cui, personalmente, annovero una Gold Top da perderci il sonno!).
I pezzi vanno via così, uno dietro l’altro: “In nome dell’amore”, “Gelido”, “Fino al giorno che respiro”, “Come chiedi scusa“, “Un attimo importante“, “Cinque petali di rosa“, “Da piccolo“, “Piove“, “Immaturi“, “Ti scrivo una canzone“, “Tra il Tevere e il blues“, “Milano“, “Se non ci sei”, “Le cose che ci uniscono”, “Fortuna che non era niente“, “Lo zingaro felice“, “Una su 1.000.000“, “Perché“, “Bene così“, “Solo una volta“, “Jazz“, “7000 caffè“, “Oggi sono io” e “La vasca“…
Resterebbero solo titoli e bei ritornelli, dati in pasto ad un pubblico superentusiasta per questa bella visita di Britti nell’altrettanto bella Palermo, se a suonarle però non fosse lui. Personalmente mi godo le citazioni con cui farcisce i tanti assolo e lo stupore (nonostante un paio di stecche importanti) di averlo visto così migliorato nell’uso e nel controllo della voce, ma in ogni caso ci sarà sempre per lui una platea disposta a sostenerlo, cantando (come è successo sull’incipit di “Una su un milione”) le sue canzoni. Francamente, lo dico con tutto il cuore, a meritarlo è l’artista… e la persona!
MASSIMILIANO AMOROSO
Photoset by AZZURRA DE LUCA
 
Credits: si ringrazia Musica e Suoni per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.
 
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