CAPAREZZA @ FLORENCE MUSIC FESTIVAL – Firenze, 27-06-26
CAPAREZZA @ FLORENCE MUSIC FESTIVAL – Firenze, 27-06-26
Quanto è mancato Caparezza live? E quanto è mancata la dimensione live a Caparezza? Due facce di una stessa, inossidabile medaglia che per quattro lunghissimi anni non hanno potuto inebriarci – e inebriare lo stesso cantautore pugliese – con show pirotecnici fatti di cartapesta, scenografie teatrali, luci stroboscopiche, visual pazzeschi, fumetti (grande novità del tour Orbit Orbit, in cui ogni data vedrà protagonista una o un fumettista cara o caro a Capa illustrare live una canzone: onore del giorno per Laura “La Came” Camelli sulle note di “China Town”) ballerine e ballerini, attrici e attori, alieni antropomorfi e rane parlanti.
Quattro anni di silenzio live – a causa dei peggioramenti dovuti al noto acufene – sono un’eternità, specie se il vuoto è lasciato da un gigante della scena musicale italiana come Caparezza. Sabato sera l’attesa messianica si è dissolta in un boato liberatorio lungo due ore e venti minuti. Michele Salvemini è tornato, portando sul palco una deflagrazione di energia, teatro e consueta satira sociale. La scaletta è stata quasi interamente votata all’ultimo lavoro in studio, il concept album “Orbit Orbit”, un’opera fantascientifica e profondamente intimista in cui lo spazio diventa metafora per parlare dell’isolamento, della malattia, della vecchiaia, dell’immaginazione e dell’arte.
Brani come “Darktar” e “Io sono il viaggio” si fondono perfettamente con una scenografia fatta di costumi alieni, astronavi di cartapesta e proiezioni fumettistiche. Caparezza non si limita a cantare: abita il palco come un istrione intergalattico, parla di sé, di noi, ci intrattiene e si intrattiene, presenta i pezzi e tutti i figuranti sul palco, interagisce e guida il pubblico entusiasta in un’“Odissea nello spazio” fatta di hip-hop, rock granitico ed elettronica.
Quando esplodono le note di “Vengo dalla Luna” e “Mica Van Gogh”, l’Ippodromo si trasforma in un grande e polveroso pogo, per poi tornare al religioso assortimento quando tutta la sofferente introspezione di Caparezza viene alla luce nelle recenti “Pathosfera” e “A comic book saved my life”.
La transizione dai brani degli ultimi dischi ai classici storici è tanto fluida quanto divertente, affidata alla voce di Magma Rana che, nel consueto teatrino del pre-bis, supplica Capa di abbandonare la vena “melensa” dell’artista adulto e maturo per far finalmente divertire il pubblico. Ecco allora che la chiusura del concerto è affidata a un medley composto dalle tarantolate “Fuori dal tunnel”, “Jodellavitanonhocapitouncazzo” e “Vieni a ballare in puglia”, che hanno l’enorme pregio di essere mantenute intatte nella loro carica dissacrante, nonostante (l’inevitabile) evoluzione artistica e umana del cantautore.
Caparezza si conferma un intellettuale pop fuori dagli schemi, capace di far saltare migliaia di persone su riflessioni filosofiche complesse e critiche sociali feroci. La sua abilità nel manipolare le parole, unita a una perizia tecnica di una band semplicemente eccezionale, rende il live memorabile.
Ma è il messaggio lanciato ciò che davvero resterà nella memoria del pubblico: l’immaginazione e l’arte come forma di resistenza personale e politica. Lo testimonia una prima volta omaggiando Naji al-Ali, vignettista palestinese assassinato in circostanze misteriose nel 1987 e testimone diretto della Nakba del 1948, quando a soli dieci anni fu costretto ad abbandonare la sua casa a causa dell’occupazione israeliana. Troverà realizzazione e giustizia, seppur figurata, grazie alla sua arte e al personaggio di Handala, un bambino sempre rappresentato di spalle e con le mani conserte: una presenza muta ma ostinata che, nel momento più forte del concerto, anticipa quel brano epocale che è “La chiave”.
Capa suggerisce che la chiave di al-Ali è stata proprio la sua creazione fumettistica, e ci chiede, prima del congedo, di fare lo stesso: continuare a cercare il nostro spazio di libertà, il nostro strumento di reinvenzione, la nostra perla. L’appello è proprio a “perlificare”, a tirare fuori la bellezza artistica presente in ognuno di noi, senza curarsi dei fallimenti (“che non esistono”, sottolinea un commosso Caparezza), senza preoccuparsi dei giudizi degli altri, senza farsi frenare delle paure. Cadere e rialzarsi, più forti di prima, più belli di prima. Proprio come ha fatto Michele Salvemini con la sua musica e con la sua performance. Due facce di una stessa, inossidabile medaglia.
Francesco Giro
Photoset by Silvia Poggini
Credits: si ringraziano Magellano concerti e la Visarno Arena per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.
Setlist:
Il banditore
Il pianeta delle idee
Io sono il viaggio
El sendero
A comic book saved my life
Gli occhi della mente
Mica Van Gogh
Vengo dalla Luna
Ti fa stare bene
Pathosfera
China Town
Darktar
Come la musica elettronica
La scelta
Abiura di me
La fine di Gaia
Curiosity
Una chiave
Fuori dal tunnel
Jodellavitanonhocapitouncazzo
Vieni a ballare in Puglia

Redattore, pubblicista, appassionato musicista. È laureato in Giornalismo ma lavora come editor per una casa editrice. Nel tempo libero suona la batteria, scrive articoli di musica e viaggi, legge molte cose e ne fa altrettante. Ama l’arte in tutte le sue forme, e non trova modo migliore per tracciare la sua poliedrica personalità: giramondo per passione, sognatore per indole.


















