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THE QUEER THEORY – dai Dico a Renzi

THE QUEER THEORY – dai Dico a Renzi

Il 14 gennaio il premio Nobel per la chimica Harold Kroto, compagno di scuola di di Ian McKellen, l’attore britannico conosciuto per la sua difesa dei diritti dei gay, ha dato il la ad una iniziativa che ha portato alla redazione di una lettera sottoscritta da 27 premi Nobel. Questa lettera aperta alla Russia chiede di revocare la normativa anti-gay che sta provocando grandi proteste tra i sostenitori dei diritti umani in tutto il mondo. La lettera aperta è stata pubblicata oggi sul quotidiano Independent. “La lettera è stata scritta per indicare che molti importanti esponenti della comunità scientifica internazionale mostrano solidarietà coi politici, gli artisti, gli uomini di sport e i tanti altri che hanno già espresso il loro orrore per le azioni del governo russo contro i suoi cittadini gay”, si legge nella missiva.

Pochi giorni e a fare da contraltare a questa illuminata iniziativa si può apprezzare una dichiarazione che recita: “E’ assurdo che un paese così invii in Russia quattro lesbiche solo per dimostrare che in quel paese i diritti dei gay sono calpestati. Lo facciano in altre occasioni” . Ora, sono sicuro che di primo acchito chiunque la attribuirebbe a soggetti come Borghezio o Giovanardi, ma purtroppo l’autore di queste parole è Mario Pescante, già Presidente del CONI ed ora membro del CIO. Ed il luogo dove le ha pronunciate non era il bar sotto casa o una qualche osteria in compagnia di amici, ma in occasione del Consiglio Nazionale del Coni riunito a Milano.

Il dibattito sulle unioni non-eterosessuali si è riacceso con l’elezione a segretario del PD di Matteo Renzi, appena eletto ha iscritto fra i suoi punti programmatici le Unioni Civili, prendendo a riferimento il disegno di legge 1211 depositato il 19 dicembre al senato di cui primo firmatario è il renziano Andrea Marcucci (con Lanzillotta, Cantini, De Monte, Di Giorgi). Il quale prevede due istituti: 1) le unioni civili, che riguardano le coppie gay e prevedono per loro in sostanza gli stessi diritti del matrimonio nonché la stepchild adoption (l’adozione del figlio che il compagno o compagna ha avuto da una precedente relazione) e la filiazione (uno dei due soggetti della coppia viene considerato genitore del figlio del compagno avuto in costanza di unione civile, anche con il ricorso alla fecondazione assistita); 2) i patti di convivenza che garantiscono una serie di diritti alle coppie, anche dello stesso sesso, che non intendono sposarsi.

Perché nel 2014 siamo ancora a discutere di queste Unioni? Cosa è stato fatto in questi anni in questo letargico paese intriso di cattolico, falso moralismo? In Francia è dal 1999 che esistono i PACS, che offrono ampia tutela alla convivenza (diritti di rilevanza pubblicistica, rapporti di locazione, misure fiscali e altro). In particolare, il Pacs è un contratto, concluso con una dichiarazione congiunta scritta alla cancelleria del Tribunal d’instance nella giurisdizione di residenza. Il testo della convenzione è iscritto in un registro tenuto presso la cancelleria. Si applicano sia a omosessuali che eterosessuali. In Italia abbiamo provato a scimmiottare qualcosa del genere solo nel 2006 con i DICO nella travagliata legislatura Prodi. Pur essendo una versione molto annacquata rispetto a quella francese, le divisioni all’interno della maggioranza e le pesanti ingerenze ecclesiastiche fecero sì che il disegno di legge partorito faticosamente nell’anno successivo, è naufragato miseramente.

L’art. 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo afferma:
Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

L’art. 29 della Costituzione italiana “riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”.

In nessuno dei passaggi sopracitati appare la distinzione tra famiglia formata da uomo-donna, uomo-uomo o donna-donna, quindi dove trae fondamento la definizione di famiglia tradizionale come composta da uomo-donna? Veramente l’etimologia della parola viene dal latino famila che vuol dire “gruppo di servi e schiavi patrimonio del capo della gens”, la famiglia è quindi serva? Uomo padrone cacciatore e donna serva come intende gli alfieri dei movimenti contrari alle unioni in oggetto? Anche qui non pare fondato, nell’antichità delle civiltà classiche, greci, romani e simili, le unioni più o meno ufficiali tra uomini erano più la regola che l’eccezione, un esempio per tutti Alessandro Magno ed Efestione. 

Ai nostri politici, a Putin, a Pescante, potremmo consigliare la lettura e lo studio della Teoria Queer. Coniata da Teresa De Lauretis nel 1990 a California University di Santa Cruz, nega la naturalità dell’identità sessuale e di genere in base a termini generici come eterosessuale e/o omosessuale. Secondo questa teoria, sostenuta da eminenti studiosi come Foucault, Derrida e Kristeva,  viene rifiutata la creazione di compartimenti in cui porre gli individui in base alle proprie preferenze sessuali o identità. In pratica viene rigettato il modo di analizzare e suddividere  i comportamenti dei soggetti come “naturali” o “innaturali” rispetto alla eterosessualità. Sintetizzando la suddivisione tra identità sessuali è data non dall’essere, ma dalla costruzione sociale che vuole ingabbiare in compartimenti ben definiti gli individui. In base a questa teoria ogni definizione di famiglia assegnata in base alle proprie preferenze sessuali sarebbe artificiosa ed ingiusta.  Una buona lettura e materia di studio per tanta parte di quella che amiamo definire “società civile”. Se accettassimo che non esistono differenze se non quelle artificiose create da una società malata di steccati e intrisa di moralismo e particolarismi egocentrici, non avremmo di colpo accettato la Queer Theory e superato qualunque discriminazione? Non potremmo immediatamente fare a meno di divisioni e patti che sono patrimonio unico di società malate?

MAURIZIO DONINI