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 STEVE WINWOOD E I TRAFFIC 

 STEVE WINWOOD E I TRAFFIC 

Il successivo Traffic del 1968 confermò quanto di buono emerso nel disco d’esordio, registrando, se mai ce ne fosse stato bisogno, un passo avanti verso la perfezione formale sobriamente raffinata della scrittura e degli arrangiamenti. Dave Mason, sempre più spinto verso la propria autonomia creativa, abbandonò il gruppo che di fatto si sciolse temporaneamente. Già il successivo Last Exit del 1969, come sottinteso dallo stesso titolo, appariva come l’ufficializzazione dello scioglimento: una raccolta di registrazioni live e in studio, curata direttamente dalla Island, di brani non inclusi negli album precedenti. Intanto, l’instancabile Winwood, non pago di aver concluso tanto appena ventenne, si tuffò in un’altra avventura non da poco: la fondazione dei Blind Faith, con gli ex Cream Eric Clapton alla chitarra e Ginger Baker alla batteria e la successiva aggiunta del bassista Ric Grech, proveniente dai Family. Il supergruppoperò ebbe una durata effimera e dopo aver inciso l’omonimo album del 1969, si sciolse. Winwood ricontattò Wood e Capaldi per riformare i Traffic e l’anno successivo vide la luce l’album più celebre della Band, John Barleycorn must die, con l’abbandono parziale delle acidità psichedeliche, per dare maggiore spazio a linee melodiche più orecchiabili e tradizionali, mantenendo e ulteriormente perfezionando l’abilità nel coniugare complessità e leggerezza nella composizione.

Chiuso questo fecondo periodo con il live Welcome to the Canteen del 1971, i Traffic successivamente diluirono la forma canzone in fluviali excursus jammistici, con una formula aperta alle collaborazioni esterne. Sotto questo segno videro la luce Low spark of high heeled boys (1971), Shoot out at the fantasy factory (1973) e When the eagle flies (1974), oltre al live On the road (1973). L’epopea dei Traffic si concluse qui, salvo riprese dei due membri superstiti Winwood e Capaldi (Wood era morto di polmonite nel 1983) negli anni ’90, con la pubblicazione dell’album in studio Far from home nel 1994 e del live Last great Traffic jam, registrato durante la tournée promozionale dell’album e pubblicato nel 2005, dopo la morte di Jim Capaldi.Steve Winwood aveva intrapreso già dalla metà degli anni settanta un’intensa attività di solista e di collaborazioni con importanti musicisti, spaziando dal rock al jazz, dal pop alla sperimentazione, dall’elettronica alla black music. Non sono mancati  discreti riscontri commerciali, ma Winwood ha sempre mantenuto una distanza di sicurezza dagli ingranaggi dell’industria dell’intrattenimento musicale. Della sua ormai cinquantennale gloriosa carriera, resta soprattutto la perla dei primi album dei Traffic, una band dalla spiccata tipicità, annunciatrice dell’avvento del progressive e anticipatrice dell’acid jazz, che, nonostante il successo riscosso nell’immediato, è scivolata ingiustamente verso l’oblio.

ALBERTO MASSAZZA

http://www.stevewinwood.com/news/1498
http://it.paperblog.com/steve-winwood-e-i-traffic-jazzrock-psichedelia-sperimentazione-2620301/