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ROCK STORIES – Pink Floyd, “Atom Heart Mother” da Zabriskie Point a Potters Bar

ROCK STORIES – Pink Floyd, “Atom Heart Mother” da Zabriskie Point a Potters Bar

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Quando nel lontano 1970 LG Wood, responsabile pubblicazioni EMI, si trovò di fronte al deretano di una paciosa frisona, senza nessun titolo dell’album e nemmeno il nome della band, rimaste piuttosto interdetto riuscendo solo a farfugliare un imbarazzato “Ah, le frisone”. La storia dell’album si dipana tra l’incipit a Roma ove i Pink Floyd furono impegnati due settimane con Michelangelo Antonioni a realizzare la colonna sonora di Zabriskie Point, e il prato di Potters Bar nell’Hertfordshire, dove la frisona brucava la verde erba inglese. Il lavoro con il regista italiano fu letteralmente disastroso, Antonioni era incontentabile e la band si ritrovò particolarmente stressata dalla collaborazione, ma se solo tre canzoni loro finirono dentro la OST, il riff messo a punto da David Gilmour fu il primo vagito di Atom Heart Mother.

La prima versione del brano fu suonata il 17 gennaio 1970 al Laws Centre di Hull, ma nonostante il lavoro proseguisse con vari arrangiamenti, nulla soddisfaceva pienamente i Pink Floyd, fino a quando si resero conto che mancavano cori e orchestra per la definizione del pezzo. Fu quindi chiamato Ron Geesin, esperto nella realizzazione di colonne sonore, non conosceva minimamente la musica del gruppo, e nemmeno ne fu colpito piacevolmente in seguito. Geesin aveva già lavorato con la Royal Philarmonic Orchestra, ma la EMI Pop Orchestra si rivelò ingestibile e refrattaria a volere fattivamente collaborare con una band rock. Cacciato Geesin, il lavoro fu affidato alle esperte mani di John Alldis, che mise velocemente in riga i riottosi orchestrali e si potette procedere nella realizzazione, avvalendosi anche del lavoro di Alan Parsons come ingegnere del suono.

L’iniziale nome dell’albume, “The amazing pudding”, non era certo il più adatto, ma non si riusciva a trovare un titolo che fosse veramente ad-hoc; fino a quando il 16 luglio i Pink Floyd si trovarono in radio con il mitico John Peel, questi chiese alla band se avevano deciso il nome infine. Di fronte al generale imbarazzo Ron Geesin suggerì all’amico Roger Waters di ispirarsi guardando fra le pagine del giornale. Il bassista lo prese in parola e iniziò a sfogliarne le pagine, fino a quando arrivò a un articolo che raccontava la storia di Constance Ladell, una donna di 56 anni cui era stato impiantato un peacemaker radioattivo al plutonio, il titolo dell’articolo era “Atom Heart Mother named”.

L’album fu pubblicato il 2 ottobre 1970 schizzando subito al primo posto in classifica UK, oltre la musica immaginifica dei Pink Floyd, resta iconica la copertina realizzata dallo studio Hipgnosis di Storm Thorgerson.  Ai Pink Floyd furono proposte tre immagini, la Frisona Lullubelle III, una donna che entra da una porta, un uomo che si tuffa nell’acqua girato al contrario. Waters si mise a ridere appena vista la mucca, la scelta era fatta.

MAURIZIO DONINI 

Tracklist:
Atom Heart Mother (Strumentale) – 23:38 (David Gilmour, Richard Wright, Ron Geesin, Roger Waters, Nick Mason)
   a) Father’s Shout
   b) Breast Milky
   c) Mother Fore
   d) Funky Dung
   e) Mind Your Throats Please
   f) Remergence
If (Voce di Roger Waters) – 4:25 (Roger Waters)
Summer ’68 (Voce di Richard Wright) – 5:29 (Richard Wright)
Fat Old Sun (Voce di David Gilmour) – 5:19 (David Gilmour)
Alan’s Psychedelic Breakfast (Strumentale) – 12:55 (Richard Wright, David Gilmour, Nick Mason, Roger Waters)
   a) Rise and Shine
   b) Sunny Side Up
c) Morning Glory

Durata totale: 51:46

Pink Floyd:
David Gilmour – chitarra, voce e batteria su Fat Old Sun
Roger Waters – basso, voce (If), chitarra acustica
Richard Wright – tastiere, Organo Hammond e Farfisa, voce (Summer ’68)
Nick Mason – batteria, percussioni, effetti sonori

Musicisti aggiuntivi:
Peter Bown – ingegnere del suono
Alan Parsons – ingegnere del suono
Abbey Road Session Pops Orchestra – orchestra
Ron Geesin – arrangiamenti
John Aldiss – cori
Alan Stiles – commento
James Guthrie – masterizzazione 1994

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