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ROCK STORIES – I Procol Harum e la sorpresa di “A wither shade of pale”

La nascita di alcuni grandi successi è fatta anche di casualità, i Procol Harum erano ancora alla genesi della creazione del genere prog-sinfonico che li ha caratterizzati e della loro stessa nascita. A Gary Brooker e Keith Reid mancava ancora evidentemente la sensibilità e l’esperienza che comprendere appieno quello che avevano per le mani. Ma se i due autori propendavo più per Conquistador, fu David Platz, nume della Essex Music, che fra gli altri aveva nel roster artisti come David Bowie e Marc Bolan ad annusare subito le potenzialità di A whiter shade of Pale.

Fu così che A whiter of Pale uscì solo come singolo in quella calda estate del 1967, e il 7” vendette come niente dieci milioni di copie scalando la vetta nelle classifiche in tutto il mondo. Nato da variazioni su di un movimento di Johann Sebastian Bach, Aria sulla quarta corda con alcune componenti della cantata BWV 140 Wachet auf, ruft uns die Stimme, la canzone ha avuto inizialmente vita travagliata. Considerando che avesse già dato il meglio il brano non fu inserito nel primo, omonimo, album dei Procol Harum, venendo poi inserito nella sola versione USA del disco.

Fra le 800 versioni e cover realizzate, da ricordare quella scritta d Mogol per i Dik Dik, Senza luce, che in Italia ebbe un successo enorme. Presente in numerosi contesti tra televisione e cinema, rimane degno di nota il suo inserimento nella OST dello splendido film del 1983 di Lawrence Kasdan, Il grande freddo (The Big Chill), quale brano migliore per raccontare il ’68?

Testo di A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum

We skipped a light fandango
Turned cartwheels ‘cross the floor
I was feeling kinda seasick
The crowd called out for more
The room was humming harder
As the ceiling flew away
When we called out for another drink
The waiter brought a tray
And so it was that later
As the miller told his tale
That her face, at first just ghostly
Turned a whiter shade of pale
She said, “There is no reason
And the truth is plain to see”
But I wandered through my playing cards
And would not let her be
One of sixteen vestal virgins
Who were leaving for the coast
And although my eyes were open
They might just as well have been closed
And so it was that later
As the miller told his tale
That her face, at first just ghostly
Turned a whiter shade of pale
And so it was that later
As the miller told his tale
That her face, at first just ghostly
Turned a whiter shade of pale
And so it was that later
As the miller told his tale
That her face, at first just ghostly
Turned a whiter shade of pale
procol harum 1