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Rai Fiction presenta Serena Rossi in Io sono Mia, il film su Mia Martini, regia di Riccardo Donna, prodotto da …

Rai Fiction presenta Serena Rossi in Io sono Mia, il film su Mia Martini, regia di Riccardo Donna, prodotto da …

Sanremo ’89. Un’esile figura femminile percorre i corridoi che portano al palco del teatro Ariston. È Mia Martini (Serena Rossi) al suo rientro sulle scene dopo anni di abbandono: “Sai la gente è strana prima si odia poi si ama” è la prima strofa della sua nuova canzone, della sua nuova vita. Mimì, in una serrata intervista con Sandra (Lucia Mascino), una giornalista che in realtà a Sanremo vorrebbe incontrare Ray Charles e che considera Mia Martini solo un ripiego, ripercorre la sua vita: gli inizi difficili da bohémienne; il rapporto complesso col padre che, pur amandola, la ostacola fino a farle male; una storia d’amore contrastata che la travolge segnando il suo destino sentimentale; il marchio infamante di iettatrice che le si attacca addosso come la peste condizionando la sua carriera con alti e bassi vertiginosi; il buio, fino alla nuova dimensione di vita più pacificata. 

Rai Fiction presenta Serena Rossi in Io sono Mia, il film su Mia Martini, regia di Riccardo Donna, prodotto da Luca Barbareschi e distribuito da Next Digital. Una produzione Eliseo Fiction, in collaborazione con Rai Fiction.

“Io sono Mia” è la storia di un’artista unica dalla voce inimitabile, la storia di una donna appassionata che ha amato fino in fondo con ogni fibra del suo essere.

Ci sono artisti che hanno saputo, come pochi, esprimere lo spirito del tempo in cui vivevano e anzi, talvolta, anticiparne il corso. 
Tra questi c’è Mia Martini. 
Un’artista dalla voce unica, un’esperienza umana scandita da grandi successi e da un privato denso di emozioni, sempre in bilico tra crisi esistenziali e traguardi professionali.

“Una storia “nazional-popolare” – afferma Eleonora Andreatta, Direttore di Rai Fiction – di un’epoca storica, che sono soprattutto gli anni ’70, gli anni del suo grande successo e gli anni ’80 quelli del suo esilio e poi del suo ritorno sulle scene. Io sono Mia è un altro ritratto di quei personaggi dello spettacolo-costume italiano dal dopoguerra, nella canzone e nel cinema, una di quelle storie identitarie del Paese che il servizio pubblico sceglie di raccontare perché fanno parte della nostra memoria condivisa, ma soprattutto perché sono in grado di parlare anche all’oggi.” 

Per Mia Martini la consacrazione arriva nel 1972 con il brano “Piccolo Uomo”, che vince il Festivalbar e, l’anno dopo, bissa con il capolavoro “Minuetto”, in assoluto il suo 45 giri più venduto.
Il 1974 è un anno fondamentale per Mia Martini che è considerata dalla critica europea la cantante dell’anno: i suoi dischi escono in vari paesi del mondo e registra i suoi successi in francese, tedesco e spagnolo, ottenendo consensi significativi anche all’estero. In particolare, in Francia dove viene paragonata a Edith Piaf.

“Il nostro, commenta la Andreatta, è un tributo al talento intenso di una donna fuori dagli schemi, una voce unica, magnetica, emozionante.
Una grande artista della canzone italiana che ha pagato con coraggio un prezzo alto per la sua voglia di libertà e di essere se stessa nel mondo dello spettacolo e delle sue regole di mercato.”

Una vita intensa e una personalità sincera e autentica, che ha saputo tenere testa a pregiudizi emarginanti e che non ha voluto scendere a compromessi, pagando a duro prezzo le proprie scelte artistiche e personali.
Questa è la sua storia e il racconto del pregiudizio che ha deviato il corso della sua vita.

La vita di Mia Martini, come in fondo forse quella di tutti i grandi artisti, è stata spesso dominata dalla difficoltà di coniugare il suo indiscutibile talento e il diritto di poterlo esprimere liberamente, con gli impedimenti e le difficoltà della vita reale e quotidiana che continuamente l’hanno messa di fronte a scelte e compromessi difficili da gestire. 
 
Questo è il dato di partenza, il nocciolo reale, vero, dal quale si dipana e si allarga tutto il racconto che mescola fatti realmente accaduti alla finzione di chi decide di raccontarli.
 
Il ritorno di Mia Martini a Sanremo 1989, il perno intorno al quale la storia si sviluppa, è un fatto reale, com’è reale il fatto che accadesse dopo ben cinque anni che Mia si era ritirata dalle scene, anni nei quali per pagare l’affitto aveva scelto di continuare ad esibirsi, accompagnata solamente da una base – lei che aveva cantato all’Olympia – nelle sagre rionali e nelle feste di paese. Tutto vero. Vero anche quel suo carattere a volte troppo intransigente, irrequieto, che non sopportava imposizioni, che voleva essere sempre artefice del suo destino e che l’ha portata a recedere il contratto prima della scadenza con un’importante casa discografica che la rappresentava – riducendola così sul lastrico – perché voleva imporle autori nuovi e un modo differente di vestirsi e di cantare, temendo che si alimentassero le voci che già negli anni ‘70 circolavano sul suo conto.

“Io sono Mia, continua la Dir Andreatta, per Rai Fiction è insieme un progetto e una sfida, quella di raccontare una ritratto femminile potente, un destino luminoso e tragico, ma anche di toccare il tema della violenza sulle donne visto sotto un profilo diverso dal solito, quello subdolo della maldicenza, una forma terribile di esclusione e di ingiustizia che assomiglia a quella della caccia alle streghe in cui la diversità, l’ostinazione, il carattere indomabile venivano puniti.”

Le voci stupide, ma terribili, che avevano a che fare con il pregiudizio, con la calunnia, che si sono insinuate nella sua vita, inizialmente come un venticello leggero per poi trasformarsi in una vera tempesta che ha finito per travolgerla costringendola di fatto al ritiro. 
La parte affidata alla finzione nella storia è portata soprattutto dai personaggi che ruotano intorno a Mia e che servono a rendere più chiara la narrazione. 

“Questo film per me ha la forza di riportare in vita la sua voce mai dimenticata e di raccontarla ai giovani che forse non la conoscono.
Ma ha anche il pregio di denunciare l’ingiustizia di chi ferisce con le parole e il coraggio di chi mantiene la propria dignità e la propria magica potenza intatte.  Grazie Mia.” – E. Andreatta Dir. Rai Fiction

​- Elena Arzani