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BRAVO CAFFè – il Ryman di Bologna

BRAVO CAFFè – il Ryman di Bologna

Abbiamo avuto già modo molte volte di nominare il Bravo Caffè di Bologna, molti concerti sono stati recensiti in questo raffinato salotto musicale, e molti artisti si sono prestati alle nostre interviste comodamente seduti in questo ambiente. Non possiamo non ricordare gli eventi di Suzanne Vega, Mike Stern, Lisa Stansfield, Christa Bell per nominarne alcuni di grido .  L’ho paragonato spesso al Ryman Auditorium di Nashville per la qualità del suono che garantisce, un particolare fondamentale data l’elevata qualità artistica delle proposte del deus ex-machina del locale, Massimiliano Cattoli, ed è proprio con lui che vogliamo iniziare questa nuova rassegna che vuole descrivere i luoghi dove si fa grande musica.

Come è nato il Bravo?
Il Bravo esisteva già ed era una risposta un poco più giovanile alla Cantina Bentivoglio; io l’ho preso nel 2003, ho fatto il decennale l’anno scorso, ho iniziato la programmazione musicale con pochi gruppi. La mia idea era quella di avere un posto dove ci fosse cucina, musica, dove si potesse fare suonare e questo non è poco.

Far fare musica dal vivo è così difficoltoso?
Paradossalmente i problemi sono nati nel momento in cui Bologna è diventata capitale creativa della musica per l’Unesco. Invece di aprirsi, alcuni governi cittadini, in particolare Cofferati ad esempio, hanno iniziato a creare problemi continui, non so in periferia, ma in centro è veramente difficile fare musica.

Come è nato il Bravo che conosciamo oggi?
All’inizio facevamo un poco da sponda alla discoteca di fronte, l’Hobby One, poi tentammo anche noi la via dei P.R., e lì quasi andammo a gambe all’aria. Poi alla fine del 2005 cogliemmo l’occasione di fare uno showcase con Howard Jones che presentava il nuovo album, ed in quel momento riuscimmo a portarlo qui a cachet accettabile. All’inizio del 2006 poi seguì una rassegna con Steve Grossmann, John De Leo e Bosso, senza neanche avere la pedana per la batteria, non avevo nemmeno le aste. Pensa che arrivai davanti al trio di Cammariere, Bosso, Bulgarelli e Ariano, con le aste in macchina e frenando, mi caddero ai loro piedi.

E la scelta della linea musicale?
All’inizio era solo jazz, perché Bologna è la capitale del jazz, anzi del be-bop in particolare. Poi per allargare il pubblico mi sono rivolto ad esempio alla musica d’autore, ho visto che la risposta del pubblico era molto buona, e soprattutto io mi divertivo molto di più. La linea definitiva si è presa nel 2010 provando varie strade e proponendo grandi nomi, con settimane dove c’erano anche tre head-liner. Oggettivamente questo è troppo per Bologna, non c’è il bacino di Milano, adesso abbiamo un equilibrio molto valido con un pubblico che viene fidandosi delle nostre proposte.

Hai fatto anche cose molto rock come Glen Matlock.
In effetti ci manca solo l’hard-core, ma chi può dirlo in futuro. Ci abbiamo pensato un poco prima di fare entrare il rock, poi è venuto Stef Burns, una volta anche con Billy Sheehan. Poi facendo gli anni ’80, ma non come gli altri che FANNO gli anni ’80, ma facendo alcune cose, come i Matt Bianco, Alan Sorrenti, stiamo tentando di portare gli Swing Out Sister che sono molto probabili. Poi cose tipo club mitteleuropei, cross-line come Christa Bell e Suzanne Vega, che abbracciano vari generi.