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AZZENA – Intervista al cantautore che presenta il nuovo singolo Dovrei o no?

AZZENA – Intervista al cantautore che presenta il nuovo singolo Dovrei o no?

In occasione dell’uscita del nuovo singolo “Dovrei o no?” ho avuto il piacere di intervistare il cantautore Daniele Azzena, in arte Azzena, classe 1996.

Pubblicato su etichetta Digital Noises, scritto e composto insieme Elya Zambolin e Nadia Gomma, il brano accompagna l’ascoltatore in un percorso dove ogni decisione può cambiare il corso degli eventi e dove il confine tra coraggio e impulsività diventa sempre più sottile.

Ciao e benvenuto su Tuttorock, “Dovrei o no?” è il tuo nuovo singolo, da me molto apprezzato, che riscontri stai avendo?

Innanzitutto grazie, fa davvero piacere ricevere un apprezzamento così sincero. I riscontri stanno andando molto bene, sta piacendo molto il sound rock alternativo internazionale e il testo. Credo che il pezzo funzioni proprio perché parla di una sensazione universale: il desiderio di lasciarsi andare e, allo stesso tempo, la paura delle conseguenze.

Ci racconti la genesi di questo brano?

“Dovrei o no?” nasce prima di tutto da una sensazione musicale. Tutto è partito da un groove di tom molto incalzante e da un riff di basso ipnotico che hanno immediatamente acceso l’identità del brano. Ancora prima di scrivere il testo, quel suono evocava immagini precise: luci nella notte, adrenalina, caos, voglia di evasione; il brano ha poi preso forma insieme a Elya Zambolin e Nadia Gomma (Neidia). Durante un periodo che ho trascorso all’estero, sentivo il bisogno di uscire dalla routine, conoscere persone nuove e vivere esperienze diverse. La canzone racconta proprio quelle notti in cui tutto sembra possibile e in cui ti trovi continuamente davanti a una scelta: seguire l’impulso oppure fermarti ad ascoltare la tua coscienza.

Dal punto di vista sonoro è un brano fortemente influenzato dalla scena alternative e indie rock internazionale. Ci sono riferimenti ad artisti come Cage the Elephant, Arctic Monkeys, The Strokes e Tame Impala, ma soprattutto c’è stata la volontà di tornare a una musica più suonata e autentica, costruita attorno all’energia reale degli strumenti.

Quando e come ti sei avvicinato alla musica?

La musica è entrata nella mia vita molto presto grazie ai nonni musicisti. Ho iniziato a studiare chitarra e canto all’età di 15 anni e da lì è nato un percorso che negli anni è diventato sempre più importante. Successivamente mi sono avvicinato al pianoforte, alla scrittura e alla composizione.

Con il tempo ho capito che non mi interessava soltanto interpretare la musica, ma anche creare qualcosa di mio e raccontare storie attraverso le canzoni. Oggi continuo a vivere la musica sotto tante forme diverse: artista, autore, produttore, insegnante e futuro musicoterapeuta.

Insegni nelle scuole medie e superiori, che percezione hai dell’interesse dei ragazzi verso la musica?

Credo che l’interesse dei ragazzi verso la musica sia enorme, forse persino maggiore rispetto al passato. È cambiato però il modo di viverla. Oggi la musica è costantemente presente nelle loro giornate grazie alle piattaforme digitali e ai social. La sfida è trasformare un consumo spesso rapido e superficiale in un ascolto più consapevole. Personalmente sono più vicino a una concezione della musica legata alla ricerca artistica, alla scrittura e alla cura del suono. Molti ragazzi ascoltano prevalentemente trap e urban italiano, generi che hanno avuto un impatto enorme sulle nuove generazioni. Pur non essendo particolarmente vicini alla mia sensibilità musicale, rappresentano un fenomeno importante da comprendere. Allo stesso tempo noto con piacere che esiste ancora molta curiosità verso i grandi classici del pop e del rock internazionale, così come verso il cantautorato italiano. Quando riesci a creare un ponte tra il loro mondo e la musica suonata, scopri che c’è ancora tantissima curiosità. Molti ragazzi hanno bisogno soltanto di qualcuno che li aiuti a scoprire nuova musica e che dietro una canzone esistono emozioni, storie e competenze artistiche molto profonde.

E poi studi musicoterapia, cosa stai imparando da questo percorso?

La musicoterapia mi sta insegnando che la musica può essere molto più di una forma d’arte o di intrattenimento. Ha evidenti impatti positivi nella relazione, comunicazione, riabilitazione motoria e cognitiva e sul benessere in generale. Sto imparando ad osservare la musica da una prospettiva diversa, più umana e meno performativa.

È un percorso che mi sta arricchendo enormemente anche come artista, perché mi ricorda ogni giorno che il valore più profondo della musica non è stupire, ma creare connessioni autentiche tra le persone e farle stare bene.

Sei molto giovane ma hai già molte esperienze alle spalle, come Area Sanremo, X Factor, e hai preso parte alla colonna sonora del film “Amici per caso” di Max Nardari, in cui sei anche apparso in una scena, quali sono i tuoi obiettivi futuri e qual è il tuo più grande sogno artistico?

Sono molto grato per tutte le esperienze che ho avuto finora perché ognuna mi ha lasciato qualcosa di importante. Oggi il mio obiettivo principale è continuare a costruire un’identità artistica sempre più riconoscibile e autentica.

Mi piacerebbe portare la mia musica a un pubblico sempre più ampio, pubblicare un progetto discografico importante e suonare in contesti sempre più grandi e internazionali. Il mio sogno è vivere della mia musica senza compromessi, riuscendo a creare canzoni che possano accompagnare le persone in momenti significativi della loro vita e perché no anche lasciare un segno.

Se tu dovessi scegliere dieci dischi da portare sempre con te quali titoli mi diresti?

È una domanda difficilissima, ma direi:

  1. Arctic Monkeys – AM
  2. Pink Floyd – The dark side of the moon
  3. Coldplay – A Rush of Blood to the Head
  4. John Mayer – Continuum
  5. Oasis – (what’s the story) morning glory?
  6. Ligabue – Buon compleanno Elvis
  7. Tame Impala – Currents
  8. Muse – Black Holes & Revelations
  9. Fabrizio de Andrè in concerto con la Pfm
  10. Cesare Cremonini – La teoria dei colori

Probabilmente domani cambierei metà della lista, ma oggi questi sarebbero i miei dieci compagni di viaggio.

Ti esibirai al primo Digital Noises Fest il prossimo 20 giugno, che rapporto hai con questa etichetta fondata da Giuseppe Fisicaro?

Sono molto felice di partecipare a questa prima edizione del festival. Apprezzo particolarmente la visione di Digital Noises e il lavoro che sta facendo nel valorizzare progetti artistici originali e indipendenti. Giuseppe Fisicaro ha creato una realtà che mette al centro la musica e gli artisti, e credo che iniziative come questa siano fondamentali per dare spazio a nuove proposte e creare connessioni autentiche tra musicisti e pubblico.

Come sarà la tua estate? Concerti, nuovi brani, un po’ di relax?

Sarà sicuramente un’estate di relax e tanta musica. Ci sarà qualche concerto, nuove uscite e tanto lavoro in studio. Sto già lavorando a nuova musica e ultimando le produzioni dei brani già scritti, esplorando ulteriormente questo equilibrio tra energia rock e ricerca emotiva.

Sicuramente mi ritaglierò dei momenti di relax, tra viaggi e mare perché credo che per scrivere e creare sia importante anche fermarsi ogni tanto e vivere esperienze nuove da trasformare poi in canzoni e poi dopo un anno intero di sacrifici tra lavoro e studio è davvero necessario.

Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.

Grazie a Tuttorock per lo spazio e per l’ascolto attento. Oggi più che mai credo che la musica abbia bisogno di autenticità e di persone disposte ad ascoltare davvero. Invito chi non ha ancora ascoltato “Dovrei o no?” a farlo senza preconcetti, lasciandosi trasportare dal viaggio che racconta. E se alla fine del brano si ritroverà a porsi la stessa domanda del titolo, allora forse avrò lasciato qualcosa al mio pubblico.

MARCO PRITONI