ANGELA BARALDI – Intervista su 3021 live tour
In occasione dell’uscita del suo nono album “3021” ho intervistato la cantante ANGELA BARALDI.
Ciao Angela, che piacere intervistarti dal vivo stavolta. Per iniziare, raccontaci come hai avuto l’ispirazione di iniziare questa splendida carriera di cantante. Hai avuto un momento particolare, una canzone speciale o un’artista che ti ha fatto dire: “Voglio diventare anch’io una cantante!”.
No, non una canzone no, perché il primo amore istintivo che ho avuto è stato il teatro, mio padre frequentava attori di teatro e un giorno Carlo Giuffrè, che alloggiava proprio qui a Bologna, all’Hotel Roma, mi promise di portarmi al Duse a vedere il palco, i camerini. Io sapevo che c’era stata Anna Magnani ed ero rimasta folgorata da una scena di Anna Magnani in TV che ero molto piccola e quindi ero curiosa di vedere il camerino dove lei era stata. Lui mi portò nei camerini, mi fece vedere il palco, chiaramente era vuoto perché dovevano ancora fare le prove e tutto il resto. Quindi, io mi emozionai tantissimo e questa immagine dei camerini del teatro del Duse, che era un poco in discesa verso il proscenio, insomma, mi emozionò tantissimo. Se chiudo gli occhi ancora mi sembra di sentir l’odore e quindi il mio primo amore è stato quello. Poi ho frequentato l’Accademia d’arte drammatica. Poi succede che la cultura punk della Bologna di quegli anni. che era piena di gruppi che si formavano spontaneamente nei licei, mi travolse. Andai a vedere un concerto di Iggy Pop a Firenze e questo fu per me come un’epifania, da lì in avanti cominciai a formare gruppi al liceo, fra cui uno con Steve Iena dei Nabat, che ancora non si erano formati e abbiamo fatto tante prove, ma mai, o forse solo un concerto se mi ricordo. Insomma, la scena punk fu forte e io c’ero dentro fino al collo, mi piaceva tantissimo. stare sul palco e cantare, insomma non è stata una canzone sola, è stata una serie di cose, è stata anche questa città che mi ha molto colpito.
Tornando a quei tempi, allora c’erano tantissimi locali e tante band, i liceali e gli universitari formavano tante band. Adesso sei in un mondo in cui il chiunque ha una chitarra o altro strumento, o vuole cantare e basta, è sufficiente che abbia in casa un computer e una connessione Internet e fa e siamo pieni, arrivano centinaia di proposte tutti i giorni, cantanti o chitarristi che però fanno tutto in camera loro o scrittori, perché è uguale anche per. libri siamo inondati di. Qualcosa si è perso, con anche come il fatto di condividere, magari c’è tantissima musica in più, però io vedo che mi arrivano tante proposte, in massima parte tutti solisti, che sia chitarrista, cantante o quello che è.
Ti dimostra qualcosa il fatto che siamo tutti solisti, cioè dipende dall’obiettivo che uno ha chiaramente, cioè se uno ha l’obiettivo di arrivare subito a un livello di popolarità molto alto, adesso l’iter è solo uno, quello dei contest tipo X-Factor e queste cose qui. Ci fanno credere che è così l’unica strada. In realtà, cos’è cambiato? Che c’era un’autogestione istintiva, organica, che veniva fuori appunto dalla cultura dei licei, delle band, del fatto che comunque tu si aveva questa sensazione di volersi definire lontano dal mondo adulto, che è una cosa classica dell’adolescente. Non volevi sembrare il signore di una certa età, intendevi affermare la tua identità di giovane e di volere stare in quel mondo. Quindi, probabilmente, allora c’erano più persone che volevano autogestirsi nel creare le cose. E sai una cosa? Sembrava normale, sembrava una cosa naturale, cioè non è che dovevi chiedere il permesso a qualcuno per farlo, anzi, non dovevi proprio chiedere il permesso a nessuno.
Allora cominciavi a suonare, facevi la gavetta, poi andavi in TV, adesso invece come dicevi si è ribaltato il paradigma, prima vai in tv, poi vai a suonare.
Ma certo, ma la gavetta poi era qualcosa che ti divertivi, era comunque divertente. Tutto questo insomma non era l’esamino da portare in televisione per sentirsi dire: “Bravo, sei capace, bravissimo. Però adesso facci sentire invece una bossa Nova.”. Che a te non ti frega niente della bossa Nova, però devi dimostrare che la sai fare. È questa la differenza, che allora uno aveva forse un’ambizione più alta, quella di essere un’artista e non un intrattenitore. Ma non era un’ambizione, non so come dire, era un’ambizione spontanea, organica, che veniva fuori dalla cultura punk, che era altamente autogestita. Aveva senso, anzi aveva senso solo se è autogestita.
Vai a X-Factor o Voice o quello che sia insomma, lì diventi improvvisamente famoso dal nulla poi, dopo un anno, ci può essere quello che prosegue, però spesso dopo un anno nessuno si ricorda più di te. Per non parlare di quelli che poi vanno a fare i concerti e non vendono i biglietti.
Ma questa è la crudeltà del mondo adulto verso il giovane. È un po’ morde e fuggi, si consuma tutto subito.
Guardando indietro nel tempo, visto che adesso una carriera lunghissima e molto bella, c’è qualcosa che ti penti di aver fatto o qualcosa che vorresti aver fatto?
No, io non ho dei rimpianti, non è nel mio carattere, non me lo permette. Non sono una persona che sta a rivangare il passato. Dire se avessi fatto questo, se avessi fatto quello, sono sempre stata molto fedele alla mia identità che non mi permette questo. Ho sempre avuto istintivamente una specie di rifiuto del mainstream italiano, un genere che quasi mai mi ha mi ha rapita. Mi rendo conto di essere stata effettivamente molto influenzata da come era Bologna quando ero adolescente, quindi, per me, l’autogestione di un progetto artistico è qualcosa dal quale non posso prescindere. Non riesco a fare un compitino fatto bene, non riesco a fare una cosa che non mi assomiglia. Questo chiaramente restringe la platea, però a me non importa. È chiaro che mi piacerebbe riempire San Siro, ma riempirlo con le mie cose, non facendo qualcosa che non mi piace. Come spettatrice non sono una grande fan dei grandi eventi, dei grandi concerti, dei baracconi con i fuochi che scoppiano. Sinceramente, ricordo che Bowie tanti anni fa, è un concerto che purtroppo non ricordo (nda: Spiderglass tour). C’erano i ballerini, le scimmie, l’elefante, c’era il ragno. Io ricordo solo quando lui rimane da solo e canta Time, che per me è stato un momento da brivido che è valso tutto il concerto. Quindi oltre a non essere la dimensione che io preferisco, anche se non ti nascondo che più gente mi apprezza più son contenta, sono contenta di quello che ho fatto.
Comunque è così, è un po’ cambiato il sistema, ma tu quando hai un disco ti piace avere il controllo di tutto? Curi tutto dall’inizio alla fine della produzione?
Beh, adesso sì, adesso sì. Quando ero con la RCA era più difficile perché comunque si aveva a che fare con un con una casa discografica molto grossa, con delle regole, loro i dischi li vogliono vendere. Mi sembra anche giusto e questo chiaramente comporta ad avere un’attitudine di compromesso che nel lavoro c’è, non è che non esiste. Però devo dire che questo disco l’ho fatto da sola, decidendo di produrlo io, di farlo come lo volevo io, e finalmente il risultato e quello che avevo in testa, tutti i fattori si sono quasi sovrapposti. Non c’è stato scarto, capito che di solito c’è. Quando hai un produttore, qualcuno che ti produce, comunque è un è un continuo scendere a compromesso, discutere, che poi è anche molto utile. Con Lucio è stato tantissimo, così, col primo disco abbiamo discusso tantissimo. Io e Lucio, cioè era un continuo, una discussione continua.
Sì, Lucio era così 😊
Sì, non era una questione di lotta di personalità, era proprio un modo di lavorare, tra l’altro anche molto interessante, perché poi si andava a finire di parlare di filosofia. Lucio aveva una visione artistica molto a largo raggio; con lui, parlando di una chitarra elettrica, si arrivava a Schopenhauer, non si sa come però 😊 Quindi, erano sempre discussioni interessanti, però non ti nascondo che il primo disco per me è stato un vero compromesso perché io volevo mettere chitarre elettriche ovunque, distorte.
L’ultima domanda che avevamo fatto nell’intervista precedente sul disco era proprio il tour e la difficoltà di trovare locali dove andare, un problema che si è risolto e ora ti vedremo dal vivo.
La pandemia ha dato una bella botta ai piccoli club, tutto quello che è la circolazione periferica della musica, no? Quindi sì. C’è stato un cambio di marcia piuttosto evidente. Adesso è il momento dei grandi eventi, delle grandi venue, molto grandi, biglietti comprati molto prima. Non so cosa dirti, la realtà è questa, io inizio con 8 date e poi conto di continuare. Sono partita a Genova il 31, poi parto domani per la Puglia, faccio Lecce e Bari, in seguito ci sarà Firenze, Roma e Bologna’ il 21 al DAS – Dipartimento arti e spettacoli. In questo spazio Io è la prima volta che vado, però ho visto che è un bellissimo spazio e, tra l’altro, sarà gratuito e poi vado a Milano e a Torino.
Con che band sarai in tour?
Con quelli che hanno suonato nel disco, siamo un quartetto, io, basso, chitarra e batteria, poi c’è qualche synth. Ci ho tenuto molto a fare una formazione così basica; sono contentissima di queste date, io spero di farne tante altre. Questa è la mia dimensione preferita, quella del club, del cinema, del teatro.
Prevedi di fare anche qualcosa all’aperto con la bella stagione?
Io lo spero, certamente.
MAURIZIO DONINI
Band:
Angela Baraldi – voce
Federico Fantuz – chitarra, basso
Daniele Buffoni – batteria
Ale Sportelli – synth
www.facebook.com/angelabaraldiofficial
x.com/angelabaraldi
www.instagram.com/angelabaraldi_
www.youtube.com/@AngelaBaraldiOfficial
Questo il calendario del tour, prodotto e organizzato da Caravan e Friends&Partners:
31 gennaio 2026 – GENOVA – AD ASTRA Cinemino
6 febbraio 2026 – GUAGNANO (Lecce) – Rubik
7 febbraio 2026 – BARI – ODE Officina degli Esordi
19 febbraio 2026 – FIRENZE – Brillante_Nuovo Teatro Lippi
20 febbraio 2026 – ROMA – Angelo Mai
21 febbraio 2026 – BOLOGNA – DAS Dispositivo Arti Sperimentali
4 marzo 2026 – MILANO – Biko
6 marzo 2026 – TORINO – CPG
CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




