AN15 – Intervista alla scrittrice milanese che presenta il nuovo romanzo
In occasione dell’uscita del nuovo romanzo “Il respiro del delfino” (Dalia Edizioni), ho avuto il piacere di intervistare la scrittrice milanese Anna Laugelli, in arte AN15 che firma un’opera intensa e radicale che attraversa generazioni, identità e disillusioni, restituendo il volto più autentico di una città e di un’epoca.
Milano cambia pelle. I locali storici chiudono, le sottoculture vengono inglobate dal mercato, le certezze si sgretolano. È in questo scenario che AN15 torna in libreria con un romanzo potente e senza compromessi che dà voce a chi resta ai margini e sceglie gli antieroi per raccontare il fallimento delle grandi promesse contemporanee.
Più che un romanzo sulla scena punk, Il respiro del delfino è un libro che ne incarna l’attitudine: libero, irriverente, profondamente umano. Un’opera che rifiuta semplificazioni e nostalgia per interrogare il presente attraverso personaggi imperfetti, fragili e ostinatamente vivi.
Con questo nuovo lavoro, AN15 conferma una voce originale nel panorama narrativo italiano contemporaneo, capace di raccontare la città, le sue periferie emotive e le generazioni che continuano a cercare uno spazio in cui riconoscersi.
Ciao e benvenuta su Tuttorock, “Il respiro del delfino’’ è il tuo nuovo romanzo, in che lasso di tempo l’hai scritto?
Ciao, è un piacere essere qui su Tuttorock.
Ho iniziato a scrivere Il respiro del delfino qualche anno fa, quando Underdog, il mio secondo romanzo, non era ancora uscito. E, a dire il vero, non sapevo nemmeno che quelle pagine sarebbero diventate un libro. Attraversavo un periodo particolarmente fertile per la creatività: un periodo difficile. Ho cominciato a trascrivere dinamiche che mi coinvolgevano direttamente, che poi ho cinicamente trasformato in materiale narrativo. Ma, se ci pensiamo, è davvero cinico trasformare il dolore in qualcosa di salvifico?
La copertina è un’idea tua?
L’idea della copertina è merito di Roberta Argenti, direttrice editoriale di Dalia Edizioni. Quando mi ha mostrato Urban Angel di Andrea Deangelis, in arte NEGRO, mi ha convinto all’istante. Quel lancio senza un punto definito di atterraggio, il mare, le palazzine sullo sfondo: amore a prima vista.
Un romanzo punk, ma cosa significa veramente per te quel termine?
Sì, viene definito un romanzo punk. Forse perché comincia con il racconto su Sid Vicious, forse perchè trattando temi legati a una certa ondata di ribellione degli anni ’80 e ’90, ho ripercorso la storia della controcultura punk, che ha alimentato le contestazioni fino ai primi Duemila. Per me punk è un posizionamento, un’attitudine, il desiderio di sovvertire regole che non funzionano per tutti. Nel mio caso, forse, significa evitare – nella scrittura – quella retorica che preferisce concentrarsi sull’ineccepibile mise en place di una tavola invece che sui piatti vuoti.
La Milano degli anni d’oro del post-punk, la Milano di oggi: c’è ancora qualcosa che le accomuna?
Quello che accomuna la Milano degli anni ’80 – quella che ho conosciuto in piccola parte – alla Milano di oggi, nelle sue mille forme di espressione (architettura, comunità, socialità, lavoro, cultura, divertimento, impegno civile), è forse, proprio negli ultimi tempi, l’aggregazione sociale attorno a cause condivise. Le piazze sembrano essersi risvegliate dopo un lungo periodo di disillusione, una certa affinità di principi rimette in movimento cortei spontanei che non si vedevano davvero da anni. Per il resto, è come essersi infilati in una navicella spaziale che ci ha trasportati su un pianeta nuovo. La Milano degli ’80 andava fiera dell’avvio di un processo sempre più totalizzante del capitalismo: processo completato.
C’è stata una scintilla che ha fatto sì che tu diventassi una scrittrice?
Mia zia Tizi mi ha insegnato a scrivere con le sue penne blu l’anno prima che iniziassi la scuola elementare. A otto anni redigevo il mio primo diario personale: cominciava con “Caro diario, oggi sono andata dal dentista”. Inoltre – piccolo dettaglio non trascurabile – non sono molto brava a verbalizzare. La scrittura è la mia forma naturale di comunicazione.
Perché AN15?
“Less is more”, dice Mies van der Rohe. Sto bene dentro quel concetto di minimalismo, “anna”, con una “a” e una “n” in più, non serve. E il 15 è un numero che mi è sempre piaciuto.
Tu sei anche fondatrice del collettivo Box Position, puoi raccontarci in cosa consiste?
Eravamo in uno di quei periodi tanto essenziali alla creatività, cioè un periodo difficile. Con quattro amici abbiamo dato forma a un collettivo artistico: la Boxposition Crew. Dj, produttori musicali, grafici, fotografi, musicisti, PR… sembra l’inizio di una barzelletta, invece a vent’anni abbiamo messo in piedi una serata in un club a Baggio che, fino ad allora, proponeva solo latino – americano.
Sul palco portavamo tre band a sera, e in consolle si alternavano sei o sette dj provenienti da generi diversi della scena dark wave ed elettronica. Centrifugavamo estetiche e sonorità, creando un ambiente che non esisteva altrove. Intorno, disseminavamo messaggi subliminali: copie dell’Arte della guerra di Sun Tzu, composit di slogan pubblicitari accostati per evidenziare la manipolazione del marketing, il gel al posto del sapone nei bagni. Il concetto era “Uniamoci nel divertimento e allarmiamoci.”
Quella serata è diventata un punto di riferimento per molte controculture anche molto distanti tra loro, c’era bisogno di spazio per tutti, e quello spazio era una tregua. Per noi è stato un punto di partenza. Abbiamo sperimentato che un ‘punto di riferimento’, un ‘punto di partenza’, un ‘punto di vista’… possono diventare una scena. Ora continuiamo il nostro percorso come dj, scrittori, produttori musicali e artisti figurativi a più livelli, uno sforzo individuale e collettivo, sempre dentro un contesto molto fertile per la creatività.
Quali sono i dieci dischi dai quali non ti separeresti mai?
Facciamo che prendo un artista che possa rappresentarne altri dieci, e questi dieci altri dieci e così via?
- The Clash – The Clash
- Nine Inch Nails – The Fragile
- The Specials – The Specials
- Otis Redding – Otis Blue / Otis Redding Sings Soul
- The Prodigy – The Fat of the Land
- David Bowie – The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars
- Warsaw – Warsaw
- Einstürzende Neubauten – Haus der Lüge
- Dead Kennedys – Plastic Surgery Disasters
- ORAX – Film
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Al momento sono in tour promozionale per Il Respiro del Delfino, e la cosa mi coinvolge molto. Parallelamente sono in dirittura d’arrivo con un romanzo su cui lavoro da un anno, o poco più. Spero di terminarlo entro la fine dell’estate.
Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.
Grazie Tuttorock per interessarti alla scrittura e all’editoria indipendente. Ogni piccolo spazio libero può dare luce e ossigeno ad una scena.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.



