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QUEEN – The Hot Space affaire

QUEEN – The Hot Space affaire

L’argomento QUEEN è tornato prepotentemente  alla ribalta in questi ultimi  tempi, in concomitanza con il tour europeo  di Brian May e Roger Taylor,  assieme ad Adam Lambert, che ha toccato anche l’Italia. Questo “Queen + Adam Lambert Tour” ha diviso,  come previsto,  critica e fan.  Una caratteristica tipica,  a quanto pare, della band inglese, quella di trovare difficilmente una collocazione e un giudizio unanimi.   Tra il popolo del rock c’è chi li considera tra le più grandi band di tutti i tempi e c’è chi li reputa spudoratamente commerciali.  C’è chi predilige  i loro brani pop degli anni ’80 e chi, invece, adora il  loro   periodo rock-operistico sperimentale, ovvero quello degli anni ’70 .  C’è, addirittura, chi li odia in modo istintivo .  I Queen, e questo è ormai assodato, hanno sempre diviso il pubblico e continueranno a farlo finché nel mondo si ascolterà musica. Io ritengo che la ragione principale di tutto questo sia probabilmente la difficoltà oggettiva di collocarli all’interno di canoni e generi, un processo che istintivamente (e erroneamente) tutto noi fruitori di musica tendiamo a fare.  Ricostruire il  gigantesco percorso   di una band che ha attraversato  tre decenni e che ha  sfornato  decine di hit, attraversando davvero tutti i generi musicali,  non è facile. La loro grandezza  sta proprio in questo, nell’essere riusciti ad arrivare alle orecchie di tutti, dalla casalinga che ascolta musica mentre passa l’aspirapolvere, immedesimandosi magari nella famosa scena del Freddie in autoreggenti e tacchi a spillo, al cuore del metallaro più intransigente.  Una carriera  all’insegna della trasversalità, con brani che spaziano dal metal alla disco, dal blues al prog, dal  valzer al rock’n roll, dal calypso al gospel, dall’opera al  pop, dal charleston  all’hard rock, e che coprono generi e tematiche spesso così lontani , da essere talvolta quasi in contrapposizione tra di loro.   Questa premessa  era d’obbligo, se si decide di ascoltare un album che , tanto per cambiare, divide in due i fan e la critica, lo snobbatissimo HOT SPACE.  La storia  ci insegna che tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta la musica rock entra in un periodo di profonda crisi, per tutta una serie di ragioni.   Alcuni dei gruppi “storici” (Led Zeppelin su tuti)  si sono  sciolti , altri se lo avessero fatto sarebbe stato sicuramente meglio,  e le nuove leve (come ad esempio  Dire StraitsPolice) rappresentano ottime alternative, vero, ma senz’altro impallidiscono di fronte alla magnificenza del rock dei primi anni Settanta.  Ed è proprio in questo contesto  che  iniziano  a prendere piede  la musica dance, il funky,  le prime  sonorità elettroniche . Ed è in questo  contesto musicale che si  colloca  Hot Space, il controverso album dei Queen registrato a Monaco di Baviera e pubblicato nel 1982, che destò  non poche perplessità a chi  era abituato alle  sonorità delle regine.  Come si è già detto, la caratteristica peculiare della formazione inglese è quella di aver cambiato spesso genere durante la loro carriera.  D’altro canto la loro innegabile  bravura  consentiva queste “incursioni” in generi anche distanti dal rock, ma sempre  con grande classe,  qualità, e soprattutto  credibilità.  Ma  nel 1982 si crea, di fatto, un punto di rottura.  I segnali di questa nuova tendenza, sostenuta principalmente da Mercury, erano già stati più che evidenti nel precedente “The Game“, del 1980. La musica proposta in quel disco (come ad esempio  l’uso di sintetizzatori o l’arrangiamento funky di “Another One Bites The Dust“)  infatti, si distaccava dai lavori antecedenti . In “Hot Space” ci si  orientò decisamente verso atmosfere black, funky e, soprattutto, dance, con un uso smodato di elettronica che, seppur sorrette dalla classe  degli artisti, deluse ovviamente  i più “rockettari” .  A difesa dei nostri ragazzi va anche detto che il “tour de force” che li impegnò  fra il ’77 e l’81 aveva avuto ovviamente  effetti disastrosi sulla realizzazione dell’ album in questione, ovviamente in termini di energie o creatività. Personalmente,  più di album non riuscito preferisco parlare di album di transizione. Per apprezzare questo disco da tutti maltrattato e sottovalutato basta probabilmente  un ascolto più consapevole e libero da pregiudizi.  Le canzoni dell’album hanno come tema centrale il piacere dei sensi, in linea con lo stile di vita che la band, Freddie in primis, aveva in quel periodo. E questo si può notare specialmente nelle prime quattro canzoni. “Staying Power” (Mercury), “Dancer” (May) e “Body Language” (Mercury) in effetti non sono brani del tutto riusciti.  Sembrano piuttosto degli abbozzamenti . “Back Chat”, scritto da Deacon,  è  invece    un motivo “disco” , con richiami alla black music,  comunque  trascinante, nel quale si inserisce un elemento rock, l’assolo di Brian May . Dal vivo infatti, durante l’ Hot Space Tour, veniva eseguito in una versione più rock.   “Action This Day” di Roger Taylor è probabilmente il punto più basso dell’album.  Ma Hot Space si “salva” con le canzoni successive.  Se si ascolta attentamente  “Put Out The Fire“ci si accorge che è un gioiello del rock,  in cui  May critica  esplicitamente la guerra delle Falkland.  Il brano “Life Is Real” , scritta da Freddie e dedicata ad uno dei  suoi idoli, John Lennon,  è una canzone tutt’altro che banale. Nonostante le strofe siano abbastanza scontate, il brano prende vita nel ponte dopo la seconda strofa, con delle ottime intuizioni melodiche.  Anche la  decisa e rockeggiante “Calling All Girls” ,  scritta da Taylor, se la cava bene.  La traccia numero nove è la bellissima  “Las Palabras De Amor“,  dove è Brian May a suonare le tastiere .  L’unica mancanza di questa canzone sono  gli arrangiamenti, forse  un pò troppo affrettati.  Peccato.  “Cool Cat”, scritta da Freddie e John,  è un altro gioiello: una strana canzone dove la voce di Freddie sembra  ” strozzarsi”, e nella quale il nostro ragazzo    posiziona stabilmente la sua voce su note altissime.  Al resto ci pensa “Under Pressure” ,  brano famosissimo  (precedente all’82),  che vede riunite  le due magnifiche  voci di Freddie Mercury e David Bowie, così diverse tra loro ma così complementari.  Sono d’accordo con coloro che affermano  che Hot Space non sia  un capolavoro, ma è comunque un album da riconsiderare e rivalutare, almeno parzialmente.  Il gruppo aveva già espresso, a mio avviso, il meglio negli anni passati (sarà, tuttavia, in grado di sfornare un altro capolavoro assoluto poco prima della morte di Mercury, l’immenso “Innuendo“) e sono ancora in molti a sostenere che questo album rappresenti  un vero e proprio voltafaccia.  Personalmente, a distanza di tanti anni, oggi lo ascolto più volentieri e con meno pregiudizi.  Consiglio a tutti di farlo. 

FRANCESCA MERCURY