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Charlie Parker e la “Cabaret Card”

Charlie Parker e la “Cabaret Card”

Introdotta durante gli anni del proibizionismo, la “cabaret card” era un espediente delle autorità newyorkesi per controllare chiunque (musicisti inclusi) avesse intenzione di lavorare nei night club della Grande Mela. In pratica, i titolari venivano schedati in cambio della suddetta licenza, la quale poteva essere revocata a discrezione del dipartimento di polizia locale. Qualcuno rifiutò di piegarsi all’imposizione (Frank Sinatra ad esempio pare abbia evitato di esibirsi a New York fino all’abolizione della card nel 1967), tanti altri la accettarono, e alcuni dovettero anche combattere dopo essersela vista revocare. Come nel caso di Charlie Parker, la cui carta venne revocata il 1° gennaio del 1951, a causa delle accuse di droga a suo carico. Per riottenere la licenza dopo la revoca, Parker fu costretto a supplicare, per poter tornare a suonare. Tra le tante curiosità degli archivi epistolari del jazz, vi è una sua lettera indirizzata al New York Liquor Control Board (datata 17 Febbraio 1953) in cui scrive: ‘Il mio diritto di praticare la professione che ho scelto è stato portato via. Mia moglie e i miei tre figli stanno soffrendo, e non hanno colpa di qualsiasi cattiva azione possa aver commesso io – scriveva Parker – Sono certo che, esaminando i miei registri e rendendovi conto del mio sforzo sincero per diventare un buon padre di famiglia e un buon cittadino, vi ricrederete. Se per qualunque motivo doveste ritenere che non abbia pagato i miei debiti verso la società, permettetemi in qualsiasi modo di farlo e restituite a me e alla mia famiglia il diritto di vivere”.

Charlie Parker purtroppo se ne andò esattamente due anni dopo. Non sappiamo se quella carta abbia mai fatto in tempo a riottenerla.