ALAN – Intervista alla band electro rock
In occasione dell’uscita del nuovo singolo “Specchi Rotti”, ho avuto il piacere di intervistare gli ALAN, band electro rock italiana attiva da oltre 20 anni nella scena underground, con un sound ispirato agli anni ’90 e un’identità artistica fortemente legata a temi sociali e contemporanei.
Nati da sessioni creative online, il progetto unisce l’esperienza di Alex Malaguti (voce), Andrea Chirico (chitarra, arrangiamenti e produzione), Marco Mancin (batteria) e Giuseppe Dalano (basso), con l’obiettivo di trasformare in musica riflessioni su politica, relazioni e società.
Il debutto arriva nel 2021 con “Tempi bui”, che raggiunge la #30 nella classifica indipendenti italiani.
Nel 2023 la band consolida la propria presenza con una serie di release, tra cui l’EP “Nero” e il singolo “Andiamo al Mare”, che ottiene visibilità su testate come Sky TG24, Rockit e AllMusic Italia.
Con “Dormici Su Stasera” (2023) arrivano collaborazioni editoriali con portali come Il Sole 24 Ore e Libero.
Nel 2024 pubblicano “Hawaii”, singolo estivo dal tono nostalgico che supera i 70.000 ascolti su Spotify e le 150.000 visualizzazioni su YouTube, confermando il crescente interesse del pubblico per un progetto totalmente autoprodotto.
Gli ALAN propongono un’electro rock diretto e incisivo: per loro fare musica significa prendere posizione, raccontare la realtà senza filtri e stimolare un ascolto consapevole.
Ciao e benvenuti su Tuttorock, “Specchi Rotti” è il vostro nuovo singolo da me molto apprezzato, raccontatemi la genesi di questo brano.
Franco Battiato direbbe che viviamo Strani Giorni. Il cielo è vero, alle volte ha qualcosa di infernale, cosi’ come le luci illusorie di una vita perfetta e che molto spesso proiettiamo nelle nostra aspirazioni e nei traguardi da raggiungere a tutti i costi. Specchi Rotti è una lucida consapevolezza dell’essere riportati alla realtà. I social network negli ultimi 10 anni hanno permesso uno scollamento pressochè totale tra il mondo reale e la vita digitale e che il più delle volte sembra perfetta ed inattaccabile. Oggi si ha quasi timore di mostrare le proprie fragilità e le criticità del mondo come se queste fossero una capitis deminutio. Da sempre l’uomo ha cercato nei propri difetti un’occasione importante di miglioramento e privati degli stimoli necessari per evolvere, il rischio più che concreto è che si sia destinati ad un’involuzione senza sconti. Specchi Rotti è il sussulto che alberga nel cuore e nella coscienza delle persone che non vogliono barattare la loro vita con le luci effimere di un mondo che non esiste.
Che riscontri state avendo?
Parlare di riscontri a pochi giorni dall’uscita è ancora prematuro. Sappiamo che non è un pezzo facile, soprattutto in previsione dei tormentoni estivi. La nostra aspirazione massima è che ovviamente le persone comprendano i nostri contenuti e si incuriosiscano alla nostra produzione musicale. Gli spazi del Mainstream sono realisticamente preclusi a chi come noi non si esalta con balletti di 30 secondi e che vuole scendere nel merito delle cose. Speriamo che il pubblico si affezioni ai contenuti e trovi un riferimento in ciò che vogliamo raccontare. Nelle prossime settimane vi sapremo dire di più
Sonorità che rimandano ai Depeche Mode, sono loro la vostra maggiore fonte di ispirazione?
Se proprio dobbiamo essere sinceri, da un punto di vista musicale siamo più orientati al rock classico made in UK e potrei citare U2, Radiohead, Coldplay e Oasis, un genere molto diverso da ciò che abbiamo prodotto di recente e nella scrittura cerchiamo di rifarci agli ascolti dei grandi cantautori italiani. Il concetto stesso della canzone richiamava ad un suono più cupo e sintetico per cui abbiamo voluto sperimentare una direzione chiaramente più vicina al rock elettronico.
Parlatemi un po’ di come nasce e com’è stato realizzato il video.
Visto che la canzone parla di alienazione virtuale, per continuare su questo filone, abbiamo realizzato un video interamente in AI creando dei nostri Avatar che popolano una realtà distopica ispirata ad Inception di Nolan. Nel video noi siamo spettatori di un mondo che cambia sotto i nostri occhi, si deforma, di sgretola, esattamente come accade nella realtà. Gli specchi vanno in frantumi, si creano delle crepe e volente o nolente, ci si sveglia dal torpore. Il video si conclude con una donna bellissima, inesistente, vestita di specchi con gli occhi di un blu totalmente innaturale in, in posa in un nero profondo, quasi a voler raccontare anche un certo senso di solitudine veicolato da tanta ricerca della perfezione. Tecnicamente abbiamo addestrato un modello AI sull’uso dei nostri volti e gli abbiamo chiesto di generare delle scene consistenti ad un panorama urbano per raccontare la nostra storia.
Quando e come nascono gli ALAN?
La sinergia compositiva tra me (Andrea) ed Alex è nata durante il primo lockdown ma per 20 anni abbiamo suonato e prodotto in lungo ed in largo per l’Italia ed in tantissimi progetti. Abbiamo pensato nel 2021 di avviare un progetto insieme quasi per scherzo e poi abbiamo deciso di dare una dignità al progetto reclutando al basso Giuseppe ed alla batteria Marco trasformandoci in una band old style; quelle che ancora usando gli strumenti per suonare per intenderci. La cosa divertente è che viviamo in città diverse (Bari, Bologna, Como, Ferrara) e per organizzare le prove, studiamo molto a casa per poi arrivare pronti ai weekend nei quali ci incontriamo per ritrovare la pasta sonora. Il nome deriva dagli aspetti caratteriali dei cani Alani perché riconosciamo in noi una totale assenza di eccessi ed una ricerca di equilibrio continuo e costante. Nonostante la mole, gli Alani sono cani protettivi e non agressivi, conoscono l’empatia e la sensibilità ed a noi piace pensare alla nostra musica in questi termini.
Dei concerti che avete fatto, ce n’è uno che ricordate particolarmente?
Sarete stupiti nel sapere che suoniamo davvero poco in giro perché abbiamo vite molto complicate e ci concentriamo particolarmente sull’attività di scrittura in studio. Io e Giuseppe (il bassista) ne abbiamo viste di ogni. Abbiamo suonato in altre band e di cose ne avremmo da raccontare ma preferiamo mantenere il riserbo sugli eccessi giovanili dei tour promozionali. A livello personale forse ricordo un Live al Parco Gondar a Gallipoli in apertura agli Afterhours, Marlene Kunz e Skin degli Skunk Anansie. È stato il momento nel quale ho pensato: “Che cosa meravigliosa la musica”.
A proposito, avete qualche data in programma prossimamente?
Stiamo lavorando ad alcune date invernali in una dimensione club. Immagino che tutti siano consapevoli che anche la musica dal vivo in italia sta vivendo una crisi durissima e che il mercato indie è praticamente inesistente. Come molti dei nostri colleghi viviamo alla giornata e cerchiamo le situazioni adatte per ptoerci esprimere senza andare in crisi se non troviamo il concerto della vita. Anche con una persona sola sotto il palco, siamo chiamati alla missione della trasmissione dei contenuti a cui siamo tanto legati. In autunno sicuramente ci vedrete con un po’ di continuità
Quali sono i vostri prossimi progetti musicali?
Sarò molto conciso in questo: Scrivere finché avremo qualcosa da dire e che susciti una qualsivoglia riflessione. Vogliamo semplicemente scrivere, diffondere un messaggio, suonare e fare quello che ci piace senza troppe sovrastrutture.
Grazie per il vostro tempo, vi lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferite.
Non bisogna svalutare la musica quale forma artistica espressiva dell’uomo. Tutte le arti meritano dignità e riflessione, anche quelle che magari di primo acchito non ci piacciono. È proprio a ciò che non è nelle nostre corde che abbiamo migliori opportunità di crescita.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.




