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A TOYS ORCHESTRA – Intervista su “Home Recordings” e tour

A TOYS ORCHESTRA – Intervista su “Home Recordings” e tour

In occasione dell’uscita del loro album “Home Recordings: Demos, Outtakes & Covers 2003 – 2023” e della data finale del tour il 3 ottobre 2025 @ Estragon Club Bologna, ho intervistato la A Toys Orchestra.

Il 3 ottobre chiuderete il tour 2025 sul palco dell’Estragon Club di Bologna, con un allestimento speciale tra archi, fiati e cori. Cosa dobbiamo aspettarci da questa serata?
Sarà una festa. Quella che abbiamo sempre fantasticato. Porteremo sul palco un sacco di gente, ospiti, musicisti e strumenti di ogni sorta. Ci affiancheranno nuovi e vecchi amici.. sarà un po’ un sunto della nostra carriera. Un evento unico nella nostra storia e per il nostro pubblico.

Dopo tanti concerti in Italia e all’estero, cosa rende unico il rapporto con il pubblico bolognese?
Bologna è ormai casa nostra da quasi vent’anni, è inevitabile che ogni data in questa città abbia per noi un’energia speciale. Ci sentiamo in qualche modo più protetti ma anche in dovere di spenderci al massimo. Per noi è come invitare amici a cena in casa nostra. Cerchi di preparare qualcosa di speciale. 

C’è un momento del tour che ricorderete come il più intenso o significativo?
Ogni concerto è meritevole di essere ricordato, anche quello più difficile. Alle volte ti ritrovi in zone dove mancano le strutture e ci sono maggiori difficoltà tecniche e organizzative, ma è lì che serve maggiore sostegno. E’ facile fare un concerto a Milano o a Berlino, e sarebbe ancor più facile battezzarlo come memorabile, ma è il paesino sperduto chissà dove che ha bisogno di incentivi. Mi piace pensare al tour come ad un unicum. E quest’ultimo è stato incredibilmente bello per me.

Sin dal vostro esordio con Job (2001) siete considerati tra i gruppi più importanti del rock italiano del nuovo millennio. Se doveste scegliere un filo conduttore della vostra evoluzione musicale, quale sarebbe?
L’irrazionalità. Il fare le cose senza programmarne i risultati, farle perchè sono l’unica cosa che vogliamo in quel momento, fuori da ogni logica di profitto.

Avete collaborato con cinema e tv, fino alla residenza musicale a Volo in diretta su Rai3: quanto ha influenzato la vostra scrittura il dialogo con immagini e narrazione?
Lavoriamo con il cinema e la tv sin dai nostri inizi. In vero è stato il cinema a cercare noi e non viceversa. Hanno spesso usato le nostre canzoni per film o serie tv, la cosa ci fa gran piacere. Forse c’è una cinematicità intrinseca nelle nostre canzoni perché per noi lo sforzo è stato minimo. Quello di Volo in Diretta è stato un esperimento divertente, avevamo la possibilità di infiltrarci in un luogo non tipicamente consono al nostro ambiente, potevamo irrompere fuori dal nostro seminato. E’ stato divertente il giusto.

Dopo più di vent’anni di attività, cosa vi sorprende ancora del fare musica insieme?
Il fatto che siano passati così velocemente tanti anni e sembra non sia cambiato nulla in noi.

Dopo sei anni di silenzio discografico siete tornati a gennaio con il singolo Life Starts Tomorrow. Come nasce e cosa racconta questo brano?
Ho attraversato un periodo molto difficile della mia vita, ho sofferto tanto. Mi sono impantanato in una serie di problemi e ho fatto gran fatica ad uscirne. Sono stato pervaso da un lungo senso di immobilità volontaria e di procrastinazione ostinata. Al tempo la mia unica reazione era rimandare la mia vita a domani, e quindi non iniziarla mai.

A giugno è uscito Home Recordings: Demos, Outtakes & Covers 2003 – 2023. Perché avete scelto di pubblicare oggi questo materiale e che significato ha per voi guardare indietro a vent’anni di musica?
C’erano queste bozze di canzoni registrate in casa che stavano ammuffendo nei cassetti da anni, alcune di esse probabilmente non avrebbero mai visto la luce. Erano semplicemente dei fogli di lavoro. Ma a riascoltarle, seppur non fossero “da disco” avevano un loro motivo nobile di esistere, a maggior ragione nella loro crudità estemporanea. Abbiamo voluto condividere questo elemento privato con il nostro pubblico, portarli in camera nostra durante il processo creativo, dargli un assaggio del prodotto grezzo. 

Tra le cover incluse nel disco, ce n’è una che sentite particolarmente vostra o che ha una storia curiosa da raccontare?
La cover di Nick Drake. Qualche anno fa fui invitato da Rodrigo D’Erasmo e Roberto Angelini al concerto all’Estragon dove portavano in giro uno spettacolo appunto su Nick Drake. Mi invitarono a cantare un paio di canzoni. Registrai al volo quella versione di “Day Is Done” per fagliela valutare. Gliela mandai su Whatsapp. E’ la stessa che è finita sul disco. Identica.

Dopo questo tour e queste uscite, avete già in mente nuovi progetti in studio o altre collaborazioni?
Ovviamente in testa girano tante cose. Ma al momento restiamo concentrati sul presente. Altri progetti verranno da sé senza forzare gli eventi.

Se doveste immaginare “il domani” degli A Toys Orchestra, come lo vedete?
Come dicevo pocanzi, mi piace pensare all’oggi. Credo che mantenere il focus sul nostro presente sia la giusta via per spianarci un futuro. Un giorno mi sveglierò con una nuova idea, la riferirò agli altri e succederà qualcosa.. E’ andata sempre così, preferisco non variare la ricetta.

Qual è la più grande lezione che portate con voi da oltre vent’anni di palco?
Che non sei mai arrivato. Bisogna sempre tenere la testa un po’ bassa, ma con lo sguardo rivolto verso l’alto.

C’è una scena, un artista o un genere che al momento trovate particolarmente stimolante?
Credo molto nei giovani, nella trasformazioni del “vecchio” in “nuovo”, ma questo processo latita da diversi anni a mio avviso. Fino a qualche anno fa era così, arrivava qualche sbarbo uscito dal nulla e ti spettinava. Oggi invece è tutto incredibilmente simile, si fa fatica a distinguere l’uno dall’altro, e sembra che a molti vada bene così. A questo punto metto su un disco degli Sleaford Mods, che non sono esattamente dei giovincelli, e me lo godo di brutto. Sono la cosa più “nuova” che mi viene in mente degna di nota.

Dopo questo tour e queste uscite, avete già in mente nuovi progetti in studio o altre idee?
Il mio unico progetto è di farmi uno zaino e andarmene in montagna per qualche giorno. Mi schiarirà le idee per generarne altre.

Se doveste scegliere un artista con cui collaborare in futuro, chi scegliereste?
Non ne ho idea al momento. Di certo i miei nuovi compagni attuali mi hanno dato tantissimo e vorrei averli ancora con me, non mi allontano troppo quindi.

Qual è la più grande lezione che portate con voi da oltre vent’anni di palco? Un aneddoto da raccontare?
Mi piace ricordare quando agli inizi andavamo in tour e dormivamo anche sui pavimenti pur di poter suonare in giro. Una volta abbiamo dormito sul pavimento di un ex manicomio su dei tappetini da judo al buio totale. Quando si dice “partire dal basso”… ecco noi siamo partiti dal pavimento. 

Se doveste scegliere una canzone o un disco da avere sempre con voi in un momento, quale sarebbe?
Le Gimnopedie di Satie per i momenti di relax e La Gatta Cenerentola della NCCP per tirarmi su. Il primo e il secondo Coro delle Lavandaie restano tra le mie canzoni preferite di sempre.

Mai pensato di raccogliere questo quarto di secolo in un libro?
Troppo presto. Facciamo al secondo quarto.. quando avrò gioco forza più tempo per starmene in casa. 

MAURIZIO DONINI

Band:
Enzo Moretto – Voce, chitarra, piano, tastiere
Ilaria D’Angelis – Voce, chitarra, piano, tastiere
Raffaele Benevento – Basso, chitarra, seconda voce
Alessandro Baris – Batteria, percussioni, seconda voce 

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