Now Reading
A Perfect Circle + Jehnny Beth + A.A. Williams @ Ferrara Summer Festival 13/06/2026

A Perfect Circle + Jehnny Beth + A.A. Williams @ Ferrara Summer Festival 13/06/2026

Ci sono serate in cui la musica si fonde così intimamente con lo spazio circostante da trasformare un semplice concerto in un rituale collettivo. È quello che è accaduto il 13 giugno 2026 al Ferrara Summer Festival, dove la monumentale ed ellittica Piazza Ariostea ha ospitato una delle staffette artistiche più intense e coerenti dell’anno. Un viaggio emotivo totale, iniziato sotto il sole cocente del tardo pomeriggio e conclusosi nel buio profondo della notte, guidato da tre anime musicali distinte ma unite dalla stessa vibrante oscurità.

A.A. WILLIAMS

Aprire l’unica data italiana degli A Perfect Circle non era un compito semplice: sul palco alle 19:00, A.A. Williams ha dovuto fare i conti con un caldo intenso e la luce diretta del sole ancora alto su Piazza Ariostea. Nonostante un contesto climatico e d’orario lontano dalle atmosfere tipicamente notturne e ombrose della sua proposta, la polistrumentista londinese non si è scomposta, offrendo un set solido e mantenendo intatto l’impatto emotivo della sua musica.

Il progetto di Alex Williams, spesso descritto come una sintesi tra post-rock orchestrale e atmosfere dark-folk, si muove su dinamiche nette: introduzioni minimaliste e improvvise aperture pesanti, vicine al post-metal. Elementi che, nonostante l’afa pomeridiana, hanno trovato una resa acustica precisa nella cornice della piazza ferrarese.

Il set è iniziato con “For Nothing”, brano che ha subito evidenziato il controllo vocale della Williams, focalizzando l’attenzione del pubblico ancora in fase di afflusso. Con “Splinter” la band ha iniziato a spingere sui volumi, introducendo i primi muri di chitarre distorte che caratterizzano la sezione ritmica della formazione.

Il centro della performance ha visto l’esecuzione di “Poison”, traccia estratta dal nuovo album Solstice, uscito solo una settimana fa. Dal vivo il pezzo ha mostrato un’ottima tenuta, alternando passaggi di pianoforte a pattern di batteria più lenti e monolitici. Dopo la transizione ipnotica di “Melt”, la chiusura è stata affidata a “Evaporate”, uno dei brani più noti del suo repertorio, strutturato su un crescendo strumentale lineare ma di forte impatto dinamico.

A.A. Williams ha consegnato al Ferrara Summer Festival un set minimale, geometrico e privo di fronzoli. Trenta minuti di musica d’atmosfera eseguiti con rigore professionale, capaci di superare le difficoltà logistiche dell’orario e di preparare adeguatamente il terreno per i set successivi di Jehnny Beth e degli A Perfect Circle.

Setlist:

For Nothing
Splinter
Poison
Melt
Evaporate

JEHNNY BETH

Se il set d’apertura di A.A. Williams aveva avvolto il Ferrara Summer Festival in una solenne e controllata oscurità, alle 20:00 precise l’atmosfera in Piazza Ariostea è radicalmente cambiata. Niente più silenzi d’ordinanza o dinamiche dilatate: l’ingresso sul palco di Jehnny Beth è stato un elettroshock necessario, un assalto sonoro frontale che ha trasformato la compostezza della piazza ferrarese in una vera e propria trincea post-punk e industrial.

L’ex frontwoman delle Savages si conferma una delle performer più feroci, magnetiche e fisicamente totalizzanti della scena alternativa mondiale. Con un’attitudine punk tagliente e zero voglia di fare prigionieri, l’artista francese ha affrontato il palco con la foga di una pugile, aggredendo la transenna fin dai primi secondi di “Broken Rib” e mettendo subito in chiaro che il suo non sarebbe stato un semplice set di transizione.

Accompagnata da una band affilata e implacabile, capace di tessere trame claustrofobiche tra synth distorti e beat martellanti, Jehnny Beth ha inanellato tracce d’impatto come “I Still Believe” e la distorta “No Good for People”. Il picco di adrenalina della prima metà dello show è arrivato però con una violentissima e personalissima cover di “Army of Me” di Björk, riletta in chiave industrial-rock e accolta da un boato del pit.

La scaletta è scivolata via senza un attimo di respiro attraverso le ritmiche serrate di “Innocence”, “Out of My Reach” e l’ossessiva “Obsession”. Ma è sul finale che l’attitudine punk della Beth ha rotto definitivamente ogni barriera: durante l’esecuzione incendiaria di “I’m the Man” e della conclusiva “I See Your Pain”, l’artista si è letteralmente lanciata più volte a cantare direttamente nel pubblico, azzerando le distanze con i presenti e scavalcando le spie. Sorretta fisicamente dalle mani delle prime file, ha urlato i suoi testi dritta negli occhi dei fan del Gold Circle, creando un momento di pura anarchia e catarsi collettiva.

Quando l’ultimo feedback si è spento, Jehnny Beth ha lasciato il palco sudata, tremante e visibilmente esausta. Dodici riprese di pura intensità fisica e sonora che hanno ridefinito il concetto di opening act, lasciando il Ferrara Summer Festival tramortito e perfettamente pronto ad accogliere il misticismo degli A Perfect Circle. Monumentale.

Setlist:

Broken Rib
I Still Believe
No Good for People
Army of Me (Björk cover)
Innocence
Out of My Reach
Obsession
I’m the Man
I See Your Pain

A PERFECT CIRCLE

Dopo la solenne e geometrica introduzione dark-folk di A.A. Williams e il successivo, devastante uragano industrial-punk scatenato da Jehnny Beth, il pubblico del Ferrara Summer Festival si ritrova tramortito ma perfettamente sintonizzato su frequenze ad altissimo tasso emotivo. La transizione tra le due opener ha preparato il terreno in modo impeccabile: Piazza Ariostea, cuore storico e rinascimentale della città, ha visto l’afa opprimente del pomeriggio lasciare spazio alle ombre della sera, trasformando l’attesa in qualcosa di rituale. È in questo preciso contesto di tensione accumulata che gli A Perfect Circle salgono sul palco, scegliendo una delle location più affascinanti dell’intera estate musicale italiana per siglare il loro attesissimo ritorno.

A differenza di molti festival estivi ospitati in parchi o vaste aree periferiche, la cornice ellittica e monumentale di Piazza Ariostea dona all’evento una dimensione teatrale e raffinata. Il contrasto tra l’eleganza architettonica circostante e il carattere oscuro, introspettivo e a tratti claustrofobico della musica della band è il vero valore aggiunto della serata.

Mentre l’oscurità cala definitivamente, un brivido attraversa la folla: l’intro diffonde nell’aria le note di “War Pigs” dei Black Sabbath, un tributo metallico che fa cantare l’intera arena all’unisono, canalizzando l’energia residua dello show della Beth. Subito dopo, le luci si spengono e l’apertura ufficiale affidata a “The Package” mette immediatamente in chiaro le intenzioni del supergruppo: niente compromessi, niente concessioni alla nostalgia facile. Il suono è potente, preciso e avvolgente. “Disillusioned” e “The Contrarian” consolidano una prima parte dello show caratterizzata da una tensione costante, mentre “The Doomed” esplode con tutta la sua carica drammatica, dimostrando quanto il gruppo sia ancora capace di trasportare il pubblico all’interno del proprio personalissimo universo sonoro.

Al centro di tutto, come sempre, c’è Maynard James Keenan. Il cantante continua a rifiutare il ruolo tradizionale del frontman che domina il proscenio. Come accade da anni anche con i Tool, Keenan preferisce posizionarsi nelle retrovie, su una pedana rialzata avvolta nella penombra e spezzata solo da geometrici tagli di luce e controluci. Questa scelta lascia che siano la musica e l’impatto visivo della band – guidata dal tocco chirurgico e ispirato di Billy Howerdel alla chitarra – a occupare il centro della scena. Si tratta di un approccio che, paradossalmente, ne amplifica il carisma: la sua figura resta quasi un’ombra indistinta, eppure ogni suo movimento e soprattutto ogni intervento vocale catturano inevitabilmente l’attenzione. La sua voce conserva intatta la capacità di passare dalla delicatezza più malinconica all’esplosione rabbiosa nel giro di pochi istanti.

Dal punto di vista musicale, la formazione appare in forma eccellente. “Weak and Powerless” viene accolta da un boato generale e conferma tutta la sua efficacia dal vivo, seguita a ruota dalla magnifica oscurità di “Rose” – ripescata in questo tour dopo anni di assenza dalle scalette – e dall’intensità profonda di “Gravity”. Quest’ultima rappresenta uno dei momenti più emozionanti e delicati della serata, capace di creare un legame quasi palpabile tra palco e pubblico, lasciando spazio all’emotività senza mai risultare eccessiva. La scaletta prosegue densa e calibrata, inserendo la recente “Kindred” (estratta dall’EP condiviso per il progetto Sessanta) e l’ipnotica distorsione di “Blue”, due tappe che aggiungono sfumature mistiche a una struttura costruita con grandissimo equilibrio.

La parte finale del concerto alza ulteriormente il livello della tensione. L’incedere serrato di “TalkTalk” prepara il terreno per la magnetica versione remix di “3 Libras (All Main Courses Mix)”, seguita dall’impatto frontale di “The Outsider”, che riaccende immediatamente il pogo nelle prime file della piazza, richiamando quella fisicità che Jehnny Beth aveva preteso dal pubblico poco prima. L’unico vero rammarico per i puristi è non aver trovato spazio per la splendida “Passive”, che avrebbe completato idealmente il quadro emotivo del trittico più famoso della band, ma la soddisfazione di ascoltare pezzi di tale portata azzera subito ogni lamentela.

La brutale “Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums” scuote i ciottoli di Piazza Ariostea con la sua energia martellante e i suoi ritmi industriali, agganciandosi idealmente alle atmosfere elettroniche e marce sentite a inizio serata. È a questo punto che la band regala il momento più prezioso dell’intero show: l’esecuzione di “Starless”, il nuovissimo singolo pubblicato a sorpresa a fine maggio in concomitanza con la partenza del tour europeo. Sentire le sue trame sonore inedite ed epiche espandersi nell’aria di Ferrara regala una scarica di pura elettricità, dimostrando la straordinaria freschezza creativa che la band conserva nel 2026.

La solennità di “The Noose” culla poi la piazza in una parentesi sospesa e riflessiva di grande impatto emotivo, prima dell’esplosione finale. La chiusura definitiva è infatti affidata a “Judith”, il brano più atteso e iconico della serata. Fin dalle prime note del micidiale riff di Howerdel, Piazza Ariostea si trasforma in un unico coro liberatorio, ideale valvola di sfogo per l’energia accumulata in oltre tre ore di musica.

Gli A Perfect Circle si dimostrano una realtà unica nel panorama rock alternativo. Non puntano sull’effetto facile né sulla spettacolarizzazione estrema: la loro forza risiede nella qualità delle composizioni, nell’esecuzione impeccabile e nella capacità di costruire un’atmosfera coinvolgente. In una cornice prestigiosa come quella di Ferrara, il risultato è stato un concerto intenso, elegante e memorabile, degna conclusione di una staffetta artistica clamorosa.

Setlist:
The Package
Disillusioned
The Contrarian
The Doomed
Weak and Powerless
Rose
Gravity
Kindred
Blue
TalkTalk
3 Libras (All Main Courses Mix)
The Outsider
Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums
Starless
The Noose
Judith

Credits: si ringrazia MC2 Live e Ferrara Summer Festival per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.